Auto adatte a tutti, davvero. Non è un semplice slogan ma una filosofia concreta che Volvo Cars porta avanti da anni, come emerso durante l’incontro «Volvo esempio di Women Empowerment» tenutosi al Volvo Studio Milano. L’occasione è stata la consegna del prestigioso Sandy Myhre Award – riconoscimento assegnato dalla giuria internazionale del WWCOTY (Women’s Worldwide Car Of The Year) – per l’impegno del marchio svedese a favore delle donne, sia nella progettazione delle vetture sia nella gestione aziendale.

Una premiazione che va ben oltre il simbolico, perché i numeri e i volti dietro le politiche DEI (Diversity, Equity & Inclusion) di Volvo Cars parlano chiaro: 50% di donne nel team di Executive Management già oggi, con l’obiettivo di salire al 34% per quanto riguarda le posizioni di senior leadership entro il 2030. E soprattutto: parità retributiva entro il 2027. Sfide ambiziose che nel mondo dell’automotive – storicamente maschile – sono tutt’altro che scontate.

 

Leadership femminile nell’industria dell’auto

Il talk milanese ha messo in luce quanto l’approccio umanocentrico di Volvo sia reale, tangibile, concreto. Una visione rappresentata da tre donne simbolo dell’azienda: Lotta Jakobsson, specialista tecnica in sicurezza presso il Volvo Safety Centre; Katharina Sachs, designer esterno di modelli come la EX30; Chiara Angeli, responsabile commerciale di Volvo Car Italia.

Donne che non sono testimonial ma protagoniste dirette del cambiamento. E che hanno portato sul palco esempi concreti di come l’inclusività non sia solo una questione interna, ma arrivi fino alla progettazione delle auto stesse. Ecco allora che non stupisce se Volvo è l’unico costruttore ad aver creato un manichino da crash test che riproduce le fattezze di una donna incinta. O se dal 1970 raccoglie dati reali dagli incidenti per migliorare le tecnologie di protezione di tutti i corpi, e non solo di quelli maschili medi.

 

Il design è inclusivo solo se accessibile

Come ha sottolineato Katharina Sachs, designer dell’esterno della Volvo EX30, “l’auto deve essere progettata con inclusività come principio guida: niente stili aggressivi, ma forme accoglienti, intuitive e accessibili a tutte le persone, indipendentemente da genere, taglia o età”.

Sembra ovvio, ma non lo è affatto. Per troppo tempo le auto sono state pensate da uomini, per uomini. Sachs ha raccontato come in Volvo questo sia stato superato con team di progettazione realmente misti, dove ogni voce ha pari peso. “Solo in un ambiente che valorizza la fiducia e la collaborazione – ha dichiarato – una giovane designer può assumersi responsabilità importanti. È così che sono arrivata a guidare il design esterno della EX30 già a 28 anni“. Un traguardo impensabile in altri contesti dell’industria automobilistica, dove l’anzianità è ancora spesso l’unico criterio di carriera.

 

Lotta Jakobsson, la scienziata che ha rivoluzionato la sicurezza

Tra le protagoniste dell’incontro non poteva mancare Lotta Jakobsson, da 35 anni in Volvo e madre di alcune delle tecnologie più sicure al mondo, come l’airbag laterale e il sistema WHIPS contro il colpo di frusta. Il suo focus? Proteggere gli «occupanti speciali» come bambini e donne incinte.

“Abbiamo creato un manichino incinta da crash test, e continuiamo a basarci sui dati reali – ha spiegato -. Non ci interessano i punteggi dei test, ma salvare vite vere. È questo l’approccio Volvo: andare oltre le stelle, guardare la realtà”.

Un messaggio chiaro anche all’industria e alle istituzioni: la sicurezza stradale non si misura a chi fa più spot ma a chi investe davvero in ricerca, innovazione, studi biomeccanici. E chi lo fa oggi in modo più credibile è un marchio dove il 27% dei dipendenti è donna e dove l’equità è parte integrante della cultura aziendale.

 

Chiara Angeli: portare i valori Volvo in Italia

Chiara Angeli, Head of Commercial Operations di Volvo Car Italia, è in azienda dal 1996 e conosce bene le difficoltà di farsi spazio come donna in un ambiente maschile. Ma sottolinea come in Volvo il rispetto sia la regola, non l’eccezione. “Il contesto italiano è più indietro rispetto alla Svezia, ma con la forza dei valori aziendali sono riuscita a crescere, anche quando ero l’unica donna al tavolo”.

Oggi Chiara guida il Volvo Studio Milano, hub culturale che unisce arte, mobilità e sostenibilità e che rappresenta l’estensione fisica della filosofia Volvo. Qui non si parla solo di motori, ma anche di valori, cultura, inclusione. Un modo concreto per radicare nel territorio una visione evoluta dell’automobile, che si prende cura delle persone.

 

WWCOTY, un premio che vale

Il WWCOTY è l’unico premio automobilistico con una giuria composta interamente da giornaliste donna: 82 professioniste da 55 Paesi. Il premio speciale Sandy Myhre assegnato a Volvo sottolinea come l’impegno della casa svedese non sia solo formale ma profondamente radicato. Dalla presenza femminile nei team, alla progettazione di sicurezza realmente inclusiva, fino alla partnership con l’organizzazione Girls Who Code, Volvo dimostra che il progresso si misura sui fatti, non sugli slogan.

Come ha detto Sandy Myhre durante il talk: “Quando abbiamo cominciato a votare, era chiaro che Volvo non aveva rivali. La sua attitudine è inclusiva in ogni aspetto, ed è questo che serve oggi nel mondo dell’auto”.

 

Il futuro è umano, non solo elettrico

Nel 2024 Volvo ha chiuso l’anno con ricavi record (400,2 miliardi di corone svedesi) e 763.389 auto vendute nel mondo. Ma oltre ai numeri, sono i valori a fare la differenza. Volvo vuole azzerare le emissioni entro il 2040, ma sa che la sostenibilità non è solo ambientale: è anche sociale, culturale, professionale.

Progettare auto pensando alle differenze tra i corpi, alle esigenze reali di tutte le persone, all’ambiente e al rispetto. Questa è l’unica strada per un futuro dove l’auto torni davvero a essere libertà.

 

Foto da ufficio stampa Volvo