Il Ruolo dell’Automobile nel cinema italiano degli anni Sessanta, è stato il tema del secondo incontro 2026 del Centro Culturale Franzoni Auto Divisione Classic di via Val del Caffaro 19 a Brescia. Grazie allo storico Marco Giambertone, è stata ripercorsa una parte di questo fenomeno. Ad accogliere gli ospiti una Rover Mini British Open, in onore del Film “Italian Job” ed in sala una Elite Vignale del 1956 su base Fiat 1100 103, vettura che, proprio questa, ha partecipato alle riprese del recente film di Michael Mann “Ferrari”.

 

 
La connotazione socio economica del personaggio
In quei tempi, l’automobile diventa protagonista nel cinema italiano, riflettendo lo spirito di trasformazione e crescita economica che caratterizza il periodo. Registi come Dino Risi, Michelangelo Antonioni e Federico Fellini utilizzano la macchina non solo come mezzo di trasporto, ma come simbolo di libertà, desiderio e status sociale.

Film iconici quali “Il sorpasso” (1962) di Dino Risi, con il quale Giambertone ha iniziato la sua esposizione, esaltano il viaggio on the road e la voglia di evasione, mostrando auto come la celebre Lancia Aurelia B24, vera e propria co-protagonista della pellicola. L’automobile diventa lo spazio in cui si sviluppano dialoghi, si creano tensioni e si rivelano le contraddizioni della società italiana, tra tradizione e modernità.

Sempre nel filone della commedia all’italiana dei primi anni Sessante è un altro famoso film “La voglia matta” sempre del 1962 con la regia di Luciano Salce. Il film di Salce ha diverse analogie con “il sorpasso” di Risi: entrambi sono dei road movie, si svolgono nell’arco di un fine settimana, sono girati d’estate sulle strade della costa tirrenica e hanno al centro della narrazione una vettura sportiva scoperta, in questo caso una diretta concorrente della Lancia Aurelia, un’Alfa Romeo 2000 spider, il cui proprietario è un quarantenne che entra casualmente in contatto con il mondo dei giovani.
 
Alla fine del film, ridotta quasi a un rottame, l’auto procede lentamente superata dalle Fiat 500 D e Fiat 1100 Export: è la metafora del protagonista, uscito a pezzi da un’esperienza in fondo drammatica, nella quale non solo ha dovuto accettare la sua distanza dai giovani, ma soprattutto la sua fragilità emotiva che, a dispetto del successo economico e sociale, lo ha portato a umiliarsi davanti a una adolescente al punto da chiederle in ginocchio di sposarlo.
 

Il ruolo dell’automobile di connotazione morale e culturale del personaggio
Ma l’Automobile può essere testimone non solo di crescita economico/sociale, ma anche culturale, dell’identificazione del personaggio con nuovi costumi, stili di vita, valori. Un esempio interessante di tale risvolto del ruolo connotativo dell’automobile è “La ragazza con la pistola” del 1968 con una grande Monica Vitti con la regia di Mario Monicelli. Il film racconta della storia di Assunta (Monica Vitti), una ragazza che vive in un paesino della provincia siciliana, oppressa da una cultura retriva e maschilista. Per inseguire un fedifrago (Carlo Giuffrè) si trova catapultata nella più moderna Londra in quel momento attraversata dal grande cambiamento legato al ‘68.
 
Il racconto, che si svolge tra la Sicilia e l’inghilterra, è costellato dalla presenza di automobili “significative”: dalla vecchia 508 Balilla (in Sicilia) alla Jaguar E type coupè, nel film a colori di colore giallo primerose, auto simbolo di successo in quel periodo. Una vecchia Bentley (marca preferita dall’aristocrazia inglese), è invece la vettura di Frank, un giovane lord che parrebbe
voler sposare la bella Assunta… 
 
Ma, l’incontro più importante, è quello con il dott. Osborne (Stanley Baker), l’uomo che aiuta Assunta a emanciparsi, ove molte scene sono girate con l’auto del professionista, una Rover 2000, classica berlina inglese di fascia medio alta, destinata a una clientela borghese agiata. In questa evoluzione sociale non può mancare l’acquisizione della patente, per Assunta, con l’acquisto di una, desiderata per le donne dell’epoca, Morris Mini Minor.
 

L’automobile centro della narrazione
Diversi sono i casi nel cinema internazionale, e in particolare in quello americano, di film che hanno posto l’automobile al centro della narrazione… Nel cinema italiano degli anni Sessanta, i film che hanno posto al centro della narrazione l’automobile non sono molti, ma tra questi un caso di “film di macchine” interessante è certamente quello di “Un colpo all’italiana” (The italian Job), del 1969 con la regia di Peter Collinson. Film di produzione anglo/italiana che racconta della rapina, da parte di un gruppo di ladri inglesi, di un carico di lingotti d’oro a Torino, corrispettivo del governo cinese alla Fiat per la costruzione di uno stabilimento nel Paese asiatico.


Tutta la storia è centrata sulle auto, che hanno un ruolo fondamentale nell’azione criminale. Il film inizia con una lunga sequenza stradale che mostra Roger Beckermann (Rossano Brazzi) alla guida di una Lamborghini Miura, sui tornanti del Gran San Bernardo. Il guidatore, nella trama, è il ladro che ha progettato il colpo, ma che al termine della sequenza muore per mano della “Mafia“, così è definita nel film. Il colpo viene eseguito da tre Mini Cooper dei colori della bandiera italiana: verde, bianco e rosso.

Ci sono riprese sulla pista del Lingotto e blocchi del traffico in città con una panoramica di vetture Fiat tipiche del periodo. Un film tutto auto e tensione che vede “Un colpo all’italiana” al primo posto tra i migliori inseguimenti della storia del cinema.

 

L’Automobile elemento attrazionale
Se vediamo una qualsiasi Aston Martin oggi, il primo pensiero va alla saga di James Bond, a cominciare dalla mitica Aston Martin DB5 di Agente 007 missione Goldfinger. Nei decenni successivi anche altri film richiameranno questo ruolo, come quelli della saga di “Ritorno al futuro” con la famosa DeLorean DMC 12 o la saga del Volkswagen Maggiolino “Herbie” dal 1969 con “Herbie, il Maggiolino tutto matto” di Robert Stevenson. Nel cinema italiano degli anni Sessanta questo ruolo dell’automobile è meno evidente, però è il caso di ricordare, e Giambertone li ha messi a confronto, una parodia nello stile della commedia all’italiana, realizzata dai registi Bruno Corbucci e Giovanni Grimaldi, nel 1965 con protagonista l’agente “007 e mezzo” interpretato da Lando Buzzanca. Se l’idea piace, consigliamo di vedere prima quello originale e poi “James Tont Operazione U.N.O”. Sicuramente una bella serata… Giambertone ha chiuso la sua ridotta (per esigenze di tempo) relazione con il tema: “L’Automobile specchio di degrado sociale”-


Dopo il ‘68 gli inizi degli anni ‘70 segnano l’inizio di una fase di “imbarbarimento” della vita sociale, in cui immoralità ed egoismo cominciano a farsi strada nella società italiana e in questo contesto anche l’automobile assume un ruolo. Un film interessante su questo tema, sempre della coppia Risi/Gassman, è “In nome del popolo italiano”. Dino Risi ha affermato che un filo legava il personaggio di Bruno Cortona de “Il sorpasso” con il Lorenzo Santenocito di “In nome del popolo italiano”.

Risi disse che Lorenzo Santenocito non era altro che l’evoluzione di Bruno Cortona in un individuo più consapevole di sè, delle proprie capacità di salire nella scala sociale, senza remore morali e di grande cinismo, prototipo di una certa classe imprenditoriale italiana che andò ad affermarsi a partire dagli anni del miracolo economico, fatta di palazzinari, faccendieri, operatori senza scrupoli. Anche qui la vista dei due film in sequenza è consigliata.

È stato un viaggio intenso e carico di automobili e di passione che il Centro Culturale Franzoni Auto Divisione Classic ha fatto vivere in prima persona grazie alla ricerca di Marco Giambertone, che è stato ringraziato con un lungo applauso.


Il prossimo evento si terrà il 9 maggio 2026 e sarà dedicato alla storia della Lancia Fulvia Sport Zagato Competizione. Le iscrizioni sono aperte inviando una mail a: divisioneclassic@franzoniauto.it.
 
 

Foto da Centro Culturale Franzoni Auto