Nel panorama della mobilità italiana emerge un segnale chiaro e, per certi versi, sottovalutato: le donne stanno accelerando sull’elettrico. Non si tratta solo di una variazione statistica, ma di un cambiamento che racconta una trasformazione più ampia nel modo di vivere l’automobile. Secondo i dati diffusi da UNRAE, nel 2025 le auto elettriche acquistate da donne hanno raggiunto il 5,6%, quasi raddoppiando rispetto all’anno precedente.

Un dato che, letto in profondità, apre a una riflessione più ampia: la mobilità sostenibile in Italia potrebbe passare anche – e sempre di più – attraverso le scelte femminili.

 

Un cambiamento che parte dalle abitudini

Per comprendere il significato di questo trend è necessario partire da un elemento fondamentale: il rapporto tra donne e automobile è storicamente diverso rispetto a quello maschile. Le scelte femminili tendono a essere più orientate all’efficienza, alla praticità e alla gestione quotidiana dei bisogni.

Non è un caso che i segmenti preferiti restino quelli più compatti, come le city-car e le utilitarie (segmenti A e B), e che il B-SUV rappresenti oggi la tipologia più scelta. In questo contesto, l’auto elettrica si inserisce perfettamente come evoluzione naturale: è coerente con un utilizzo urbano, riduce i costi di gestione nel medio periodo e risponde a una crescente sensibilità ambientale. L’aumento delle BEV tra le donne non è quindi un’anomalia, ma la conseguenza logica di un approccio alla mobilità già orientato alla razionalità.

 

L’elettrico come scelta consapevole, non solo tecnologica

Un aspetto particolarmente interessante riguarda il modo in cui viene percepita l’auto elettrica. Mentre una parte del pubblico continua a leggere l’elettrico come innovazione tecnologica o come simbolo di status, per molte donne rappresenta una scelta più concreta, legata a temi come sostenibilità, risparmio energetico e impatto ambientale.

In questo senso, il dato del 5,6% assume un valore qualitativo oltre che quantitativo. Indica che una quota crescente di automobiliste non si limita a seguire il mercato, ma contribuisce a orientarlo. E lo fa privilegiando soluzioni che combinano funzionalità e responsabilità.

 

Il ruolo centrale delle ibride

Se le elettriche crescono, è però l’ibrido a dominare le scelte femminili. Le HEV raggiungono infatti il 44,3%, in netto aumento rispetto al 2024. Questo conferma un comportamento molto preciso: la transizione energetica viene affrontata in modo graduale. Le donne sembrano privilegiare soluzioni intermedie, capaci di offrire benefici concreti senza richiedere cambiamenti troppo radicali nelle abitudini. L’ibrido diventa così una sorta di ponte tra il motore tradizionale e l’elettrico puro, facilitando il passaggio verso una mobilità più sostenibile.

 

Il paradosso del prezzo: più attenzione, meno spesa

Un altro elemento chiave dell’analisi UNRAE riguarda il prezzo medio delle auto acquistate. Nel 2025, le donne hanno speso in media circa 25.200 euro per un’auto nuova, con un divario di oltre 6.400 euro rispetto agli uomini. Una differenza che si conferma anche nel mercato dell’usato. Questo dato potrebbe essere letto superficialmente come una minore capacità di spesa. In realtà, racconta qualcosa di più interessante: un approccio più selettivo e attento al rapporto qualità-prezzo. Le donne tendono a ottimizzare l’investimento, scegliendo veicoli coerenti con le proprie esigenze reali piuttosto che con logiche aspirazionali.

Ed è proprio questo approccio che può favorire la diffusione dell’elettrico. Quando il focus si sposta dal possesso alla funzionalità, diventano centrali elementi come il costo di utilizzo, l’efficienza energetica e la manutenzione, ambiti in cui le auto elettriche e ibride possono risultare competitive.

 

Un mercato ancora lontano dalla parità

Nonostante i segnali positivi, il mercato automobilistico resta ancora sbilanciato. Le donne rappresentano il 41,7% delle immatricolazioni di auto nuove e il 39,3% del mercato dell’usato. Una quota significativa, ma ancora distante dalla parità. Anche a livello territoriale emergono differenze importanti: si passa dal 47,9% della Valle d’Aosta al 38,4% della Campania. Un divario che riflette non solo dinamiche economiche, ma anche fattori culturali e sociali.

La mobilità, infatti, non è mai neutrale. È influenzata da accesso al reddito, modelli familiari, distribuzione dei ruoli e infrastrutture disponibili. In questo scenario, la crescita dell’elettrico tra le donne assume anche un valore simbolico: indica un progressivo rafforzamento del ruolo femminile nelle scelte di consumo legate all’automobile.

 

La mobilità del futuro passa anche da qui

C’è un ultimo dato che merita attenzione: a fine 2025, il 40,5% del parco auto privato in Italia risulta intestato a una donna. Significa che oltre un’auto su 2,5 appartiene a una donna. È una quota rilevante, che conferma come la componente femminile sia ormai strutturale nel mercato. Se si incrociano questo dato con la crescita dell’elettrico e la leadership delle ibride, emerge una direzione chiara. La transizione energetica nel settore automotive non sarà guidata solo dalle innovazioni tecnologiche o dalle politiche industriali, ma anche dalle scelte quotidiane degli utenti.

E tra questi utenti, le donne stanno assumendo un ruolo sempre più centrale. Non perché acquistino di più, ma perché scelgono in modo diverso. E in un mercato che sta cambiando rapidamente, la differenza tra quantità e qualità delle scelte può diventare decisiva.

 


jantine-doornbos-WiqBeoGbRns-unsplash – Foto da Ufficio Stampa UNRAE