Lo scorso 8 maggio, il direttore generale di UNRAE, Andrea Cardinali, è intervenuto in audizione alla X Commissione della Camera, offrendo un’analisi puntuale sullo stato dell’automotive in Italia e in Europa, per chiarire alcune narrazioni fuorvianti che circondano il settore.

Sul tema degli incentivi, ha evidenziato come l’Ecobonus 2024 sia stato ingiustamente bollato come un flop per il solo fatto che l’80% delle risorse è andato a vetture prodotte all’estero. Considerando che il “Made in Italy” rappresenta solo il 10% del mercato, assorbire il 20% degli incentivi dovrebbe anzi essere visto come un risultato positivo. Il vero nodo non è la destinazione degli incentivi, ma la debolezza strutturale della produzione nazionale sul mercato domestico.

Attribuire la crisi al “Green Deal”, poi, è un grave errore di prospettiva: la produzione di vetture in Italia, passata da 1,4 milioni di unità nel 2000 a 310mila nel 2024, è in picchiata da ben prima delle politiche ambientali UE lanciate nel 2021. Anche negli USA, dove il “Green Deal” non esiste, la produzione cala dal 2015. La crisi dell’industria automotive ha quindi cause strutturali, che richiedono un’analisi più approfondita e interventi mirati.

Guardando alla mobilità elettrica, l’Italia resta fanalino di coda: nel Q1 2025 solo il 5,2% delle nuove immatricolazioni è elettrico, contro una media del 17% in Europa e del 47% nei Paesi leader. Il basso tasso di elettrificazione, che non si spiega col potere d’acquisto, contribuisce a emissioni medie più alte rispetto alla media europea.

Sul fronte infrastrutturale, il ritardo è evidente: con 11,8 punti ogni 100 km, l’Italia è 16ª in Europa per capillarità della rete di ricarica. Inoltre, la scarsa diffusione dei punti ad alta potenza rende ancora poco pratico l’utilizzo dell’auto elettrica per l’automobilista medio.

Il tema della concorrenza nella gestione della rete di ricarica è altrettanto critico: secondo i dati del MASE, il 63% dei punti è gestito da due soli operatori, il 77% dai primi cinque. Questa forte concentrazione, aggravata dalla scarsa o nulla compresenza di operatori su base locale, frena la concorrenza e mantiene elevati i prezzi delle ricariche.

Un altro punto debole per il Sistema Paese è il regime fiscale delle auto aziendali, che penalizza le imprese italiane di tutti i settori merceologici rispetto ai competitor europei in termini di detraibilità IVA, ammortamenti e deducibilità dei costi. Una revisione non sarebbe un privilegio per l’automotive, ma una misura necessaria per la competitività delle aziende italiane.

In conclusione, Cardinali ha espresso un giudizio critico sul Piano d’Azione UE per l’automotive: mancano tempistiche chiare, stanziamenti definiti e misure concrete. Finora l’unico risultato tangibile è la revisione del metodo di calcolo delle emissioni per il triennio 2025-27, ma mancano strumenti di sostegno concreti all’offerta e alla domanda, inclusi incentivi fiscali strutturati.

 

Foto Ufficio Stampa Unrae