Foto: Dromo Faffa, CEO e Founder di Methodos Consulting

 

Il retail automotive italiano sta entrando in una nuova fase. La concessionaria “stand alone”, costruita per anni su modelli imprenditoriali fortemente territoriali e familiari, si trova oggi a fare i conti con margini più compressi, investimenti crescenti, maggiore complessità operativa e un mercato in rapido cambiamento. In questo scenario, le operazioni di M&A tra concessionarie e gruppi della distribuzione automotive non rappresentano più soltanto un’opzione finanziaria, ma una risposta industriale alla trasformazione del settore.

Aggregarsi significa cercare massa critica, presidiare più marchi e territori, rendere più efficienti i costi centrali, strutturare funzioni manageriali e sostenere investimenti che, per molte realtà di piccola e media dimensione, diventano sempre più difficili da affrontare da sole.


Il fenomeno si inserisce in una dinamica più ampia. A livello globale, dopo due anni di attività più

contenuta, nel 2025 il valore delle operazioni di M&A nel comparto automotive e mobility ha
superato i 35 miliardi di dollari, con un valore medio per operazione pari a 1,2 miliardi di dollari;
un segnale chiaro del fatto che l’M&A non serve più solo a crescere dimensionalmente, ma ad
acquisire competenze, capacità digitali e nuove piattaforme di sviluppo.

Anche in Italia il consolidamento della distribuzione automotive sta assumendo contorni sempre

più evidenti. Nel 2025 il numero degli imprenditori scende a 710, in calo del 5% rispetto al 2024,
mentre la copertura fisica del territorio resta sostanzialmente stabile, con circa 2.200 punti
vendita (-2%). È il segno di un mercato meno frammentato, nel quale gruppi più strutturati
integrano realtà locali e regionali per costruire reti multibrand più solide, capaci di dialogare con
Case automobilistiche sempre più grandi e di gestire una crescente complessità commerciale,
finanziaria e organizzativa.

Un’evoluzione guidata da quattro fattori


Pressione sui margini. Nuovo, usato, post-vendita e servizi richiedono oggi una gestione industriale

dei processi, basata su KPI, controllo dello stock, pricing, customer journey e capacità di lettura
tempestiva dei dati. La redditività non dipende più solo dai volumi, ma dalla qualità della gestione. Investimenti. Digitalizzazione, CRM, lead management, formazione, standard dei brand,
transizione energetica e nuovi servizi di mobilità richiedono capitali, competenze e continuità
manageriale. Non tutte le imprese della distribuzione sono in grado di sostenere da sole questo
livello di trasformazione.

Economie di scala. Chi acquisisce cerca più sedi, nuovi marchi e territorio, maggiore capacità
negoziale e funzioni centrali più efficienti. La crescita dimensionale consente di trasformare attività prima gestite in modo artigianale in vere funzioni manageriali: controllo di gestione, HR, marketing, business development, BDC, remarketing e acquisti.
 

Ricambio generazionale
 
Molte aziende familiari si trovano oggi davanti a una scelta decisiva: continuare a investire, managerializzare in profondità l’impresa oppure valorizzare quantocostruito nel tempo attraverso l’ingresso in un gruppo più strutturato. L’M&A oggi non deve essere confuso con una scialuppa di salvataggio per bilanci in affanno, ma va compreso per ciò che è: lo strumento di design strategico più potente a disposizione di un board”, dichiara Dromo Faffa, CEO e Founder di Methodos Consulting. “Chi guiderà il settore non si limiterà a difendere i margini di ieri, ma acquisirà attivamente le competenze di domani. Non stiamo parlando di una semplice somma di volumi, ma di innescare un salto evolutivo: integrare agilità digitale e tecnologica per ridefinire i modelli distributivi. In un mercato che sta ridisegnando le sue regole, l’attendismo non è sinonimo di prudenza: è la scelta silenziosa di lasciare la regia ad altri”.

Per chi cede, il momento può essere favorevole perché il valore dell’azienda non è rappresentato

solo dai bilanci, ma anche dalla customer base, dalle persone, dalla reputazione costruita sul
territorio e dalla qualità della relazione con i clienti. Per chi acquista, invece, l’operazione può diventare un’accelerazione strategica: ingresso in nuove aree, rafforzamento su nuovi brand, integrazione di competenze, aumento dei volumi e creazione di sinergie operative.

La vera sfida, tuttavia, inizia dopo la firma. Integrare culture diverse, armonizzare processi,
trattenere le persone chiave, rendere leggibili i numeri, costruire una governance comune e trasformare la crescita dimensionale in crescita di valore sono i passaggi che determinano il successo o il fallimento di un’operazione.

“Nel retail automotive stiamo entrando in una fase in cui la dimensione conta, ma non basta”,
conclude Dromo Faffa. “Vinceranno i gruppi capaci di combinare scala, metodo manageriale e presidio del territorio. Aggregarsi è solo il primo passo: il vero obiettivo è costruire imprese più solide, più leggibili e più preparate ad affrontare la trasformazione del settore”.