“UNEM condivide pienamente gli obiettivi del Clean Industrial Deal presentato dalla  Commissione UE, ossia di coniugare transizione climatica e competitività industriale, ma  esprime forte preoccupazione per l’assenza di un piano d’azione specifico per la mobilità e  i carburanti low carbon, strategici per la decarbonizzazione dei trasporti e del settore  chimico europeo”. È quanto ha sostenuto Gianni Murano, presidente di UNEM, nel corso dell’audizione in Commissione delle Politiche dell’Unione europea della Camera dei Deputati sul “Clean  Industrial Deal”.  “La nostra industria è già impegnata in un percorso di decarbonizzazione attraverso  carburanti rinnovabili a basse o nulle emissioni – ha proseguito – ma il Piano ripropone una  strategia centrata solo sull’elettrificazione, trascurando la neutralità tecnologica e la  revisione delle metodologie di calcolo delle emissioni su base ciclo di vita (LCA)”.

Tutelare la competitività del settore è dunque fondamentale in quanto perdere la capacità  produttiva nazionale ed europea in questo ambito metterebbe a rischio la sicurezza  dell’approvvigionamento e l’intera transizione. UNEM chiede dunque alla Commissione europea e al Governo italiano di “adottare un Piano  d’Azione dedicato ai carburanti low carbon, sostenendo la produzione, distribuzione e stoccaggio tramite incentivi lungo tutta la catena del valore, strumenti di de-risking e  semplificazione delle autorizzazioni per accelerare gli investimenti in bioraffinerie, e-fuels e  idrogeno low carbon”.

Positivo invece il giudizio sulla Risoluzione ITRE approvata dal Parlamento europeo lo scorso  19 giugno “che riconosce il ruolo strategico dei carburanti low carbon e chiede strategie  settoriali mirate, una definizione chiara per l’idrogeno low carbon, strumenti per evitare il  carbon leakage e un coinvolgimento attivo delle industrie nei tavoli europei”.

Infine, UNEM ha ribadito la necessità di rivedere il sistema ETS europeo che, ha sottolineato  il presidente Murano, si è dimostrato “inefficace per molti settori, generando costi della CO2 anche di 4 volte più alti rispetto ai sistemi di carbon pricing globali”. “Ciò che chiediamo – ha concluso – è di uniformare il costo della CO2 alla media globale e allocare i proventi per  sostenere la transizione energetica”.

Foto da ufficio stampa UNEM