A pagare il conto, purtroppo, non saranno solo i piccoli autotrasportatori, ma anche taxisti, bus operator e NCC che, ricordiamo, fanno parte della cosiddetta categoria dei “professionisti
della strada” che per legge devono avere un’abilitazione professionale per guidare i propri mezzi di lavoro. Una platea di soggetti che ogni anno macina centinaia di migliaia di chilometri, di giorno, di notte e con qualsiasi condizione meteo.
A questi operatori economici, l’Ufficio studi della CGIA ha aggiunto anche gli agenti di commercio; un’altra categoria di partite Iva che trascorre gran parte della propria giornata
lavorativa al volante. Con lo scoppio della guerra in Medio Oriente sono queste le attività di lavoro autonomo che più delle altre devono fare i conti con il caro carburante: nonostante i tagli introdotti dall’Esecutivo nei giorni scorsi, dall’inizio del 2026 il prezzo alla pompa
del Diesel è salito del 20,9 per cento, quello della benzina del 3 per cento.
È chiaro che le misure nazionali da sole non bastano: servono anche interventi a livello europeo, per permettere ai singoli Paesi di ridurre in modo stabile le tasse sui prodotti energetici, senza mettere a rischio i conti pubblici.
A differenza delle famiglie e di molte altre imprese, questi settori non possono limitare l’uso dell’automezzo. E in un contesto già appesantito dall’aumento dei costi – personale, assicurazioni, pedaggi, manutenzione – il carburante è tornato, da alcune settimane, a
rappresentare un fattore di instabilità del bilancio aziendale.
Per queste attività, infatti, il gasolio per autotrazione incide mediamente del 30 per cento sui costi operativi. Inoltre, gli aumenti dei prezzi non hanno riguardato solo i carburanti tradizionali, ma anche le ricariche elettriche. Le flotte impiegate per l’ultimo miglio, ad esempio, sono ormai quasi tutte green. Negli ultimi 20 giorni, il costo per ricaricare un mezzo full electric è passato da 70 a circa 100 euro, con un aumento del 43 per cento: un vero e proprio salasso.
Va inoltre ricordato che, mentre trasportatori e aziende di bus turistici possono, almeno in linea teorica, confrontarsi con i committenti per ottenere un adeguamento dei contratti e compensare i maggiori costi, taxisti e NCC hanno margini di manovra quasi nulli, poiché le tariffe applicate alla clientela sono regolamentate. Le tariffe del servizio taxi vengono stabilite con delibera del Comune che ha autorizzato le licenze. In linea di massima, quelle del servizio di noleggio con autovettura con conducente sono determinate dalla libera contrattazione delle parti entro i limiti minimo e massimo stabiliti dal Comune che ha autorizzato le licenze.
Il nodo del trasporto merci
I numeri a livello territoriale
Ncc e quasi 3.000 bus operator. Le regioni che ne contano di più sono la Lombardia con 49.607 unità, il Lazio con 29.357 e il Veneto con 29.105 . A livello provinciale, invece, svetta la Città metropolitana di Roma capitale che registra 22.676 attività. Seguono Milano con 19.438 e Napoli con 15.857. In coda alla graduatoria scorgiamo Gorizia con 463 imprese, Aosta con 345 e Isernia con 291.
È interessante notare anche l’incidenza del totale aziende di questi quattro comparti messi assieme sul totale regionale.
La distribuzione di queste attività full driver si concentra nelle regioni della dorsale adriatica. Al primo posto, infatti, scorgiamo l’Emilia Romagna con il 7,17 per cento. Seguono ad una incollatura le Marche con il 7,15 e il Veneto con il 7,03. A livello provinciale, infine, spicca Bologna con l’8,70 per cento, Ancona con l’8,56 e Padova con l’8,29. La meno interessata è Aosta con il 3,21 per cento.
Bruxelles si dia una mossa
Risulta chiaro che le misure nazionali da sole non bastano: servono anche interventi a livello europeo, per permettere ai singoli Paesi di ridurre in modo stabile le tasse sui prodotti energetici, senza mettere a rischio i conti pubblici.
Foto di Jennifer Latuperisa-Andresen su Unsplash