“A partire da giovedì 7 marzo, la Commissione Europea ha dato inizio alla registrazione doganale delle importazioni di veicoli elettrici dalla Cina. Da quel momento, soprattutto se Bruxelles dovesse ritenere – in virtù dell’indagine commerciale avviata mesi fa – che la che la produzione di quei veicoli sta ricevendo sussidi statali che avvantaggiano i produttori cinesi rispetto agli altri competitori, la Commissione Europea potrebbe imporre dei dazi. L’indagine dovrebbe concludersi entro novembre, anche se – secondo Reuters – l’UE potrebbe imporre dazi provvisori già a luglio”, dichiara Giuseppe Sabella, direttore del centro studi Oikonova.
“Sicuramente, l’Europa non starà a guardare. Tra i pilastri del Green Deal europeo, vi è il consolidamento della domanda interna. Più volte, Ursula von der Leyen ha parlato di “dazi verdi”, sia per orientare il consumo sul prodotto locale – proprio come i dazi USA del 2017 – sia perché si ritiene anche che i prodotti di importazione possano essere penalizzati anche dal punto di vista delle condizioni ambientali e sociali (es. costo del lavoro) dei paesi di origine.
A ogni modo, BYD in particolare dal 2026 produrrà anche in Ungheria, e quindi in UE. E altri player dell’industria cinese, tra cui Saic (con MG), si stanno organizzando per avviare la loro produzione dentro i confini del Vecchio continente.
Pare inevitabile, pertanto, che una quota di mercato sarà conquistata dai produttori cinesi che nella tecnologia elettrica sono più avanti. Tuttavia – dopo le elezioni e con la nuova Commissione – a Bruxelles rivedranno le rigidità del vigente Fit for 55 – che dal 2035 vieta la produzione di veicoli con motore endotermico – anche perché già i costruttori insistono sulla riabilitazione di alcune altre tecnologie, vedi l’ibrido, l’idrogeno, gli e-fuels, i biocarburanti, etc.
Il che significa, anche, riabilitare – in parte – il motore a combustione interna. Allo stesso tempo, è molto plausibile che a Bruxelles non siano troppo severi con Pechino, anche in ragione della crisi economica di Pechino che non può lasciare l’Europa indifferente: ogni anno, in Cina, vengono infatti immatricolati circa 5 milioni di autoveicoli europei (in particolare Volkswagen, BMW e Mercedes), fattore importante anche per il nostro made in Italy. Le importazioni europee dalla Cina, per quanto in forte crescita, si attestano a circa 800mila. Inoltre, in Europa sanno che di Pechino in questa fase non si può fare a meno – in particolare per Terre Rare e materie prime – e che il declino cinese è ormai avviato: va in qualche modo gestito”, conclude Sabella.
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