Paolo Rossetti di “Sussidiario.net” intervista Pierluigi Bonora, promotore di #FORUMAutoMotive

La produzione ha numeri sempre più negativi, eppure l’Europa non si decide a cambiare la direttiva che punta tutto sulle auto elettriche a partire dal 2035. Qualche cambiamento (biocarburanti e la tanto agognata neutralità tecnologica) è stato già annunciato, anche se, ribadisce Pierluigi Bonora, giornalista de “Il Giornale”, esperto del settore automobilistico, promotore di #FORUMAutoMotive, bisognerà attendere il 10 dicembre, quando la Commissione europea si occuperà finalmente di questo dossier. Si parla anche di un possibile rinvio dell’operatività della direttiva al 2040. In attesa di capire se i cambiamenti annunciati da Bruxelles saranno sostanziali dalla Gran Bretagna arriva la notizia che le auto elettriche saranno tassate un tot al chilometro.

Il tema è quello delle accise e della parte del prezzo del carburante che intasca lo Stato. In Italia accise e IVA valgono 40 miliardi di euro. Se dovesse esserci un boom delle auto elettriche queste entrate verrebbero perlomeno sensibilmente ridotte, un’altra ricaduta del passaggio all’elettrico sulla quale non si è riflettuto abbastanza.

 

I dati dell’automotive europeo sono sempre peggio: la produzione è ancora del 30% in meno rispetto al 2018. Una crisi che non ha fine?
“La crisi è sempre più nera, ma andrà avanti così. In Italia potrebbe esserci una boccata d’ossigeno con la nuova 500 ibrida a Mirafiori, ma bisognerà vedere come andrà. Veniva realizzata in Polonia, ora la produrranno a Torino. Anche su questo c’è un ritardo fortissimo, frutto di una visione ideologica sbagliata di cui adesso si pagano le conseguenze”.

A proposito di Stellantis, sia il nuovo ad Antonio Filosa sia il presidente John Elkann continuano a ripetere che la UE deve rivedere le regole sull’auto elettrica. Come mai tutta questa insistenza, anche più di altri costruttori?
“La realtà è che quando sono state fissate queste regole doveva esserci subito una ribellione da parte del settore auto, ma invece di dire che si era di fronte a un piano irrealizzabile tutti hanno sposato le tesi europee. Le due Alfa Romeo nuove, Giulia e Stelvio, arriveranno nel 2028, erano elettriche e per una motorizzazione ibrida hanno dovuto riprogettare tutto”.

Dall’Europa intanto arriva qualche segnale oppure tutto tace?
“Ho appena moderato un dibattito su questo al Parlamento europeo: qualche segnale arriva, il 10 dicembre la Commissione europea varerà la proposta di regolamento per introdurre i biocarburanti e la neutralità tecnologica. Vedremo quando verrà messo tutto nero su bianco: una cosa è annunciare, un’altra mettere in pratica. A risolvere il problema arriviamo a fine anno, ma se ne è cominciato a parlare a inizio 2025. Possibile che ci si mettano 11 mesi per un tema così urgente? Dopo quello del 10 dicembre, comunque, bisognerà attendere altri passaggi”.

 

La Commissione si salverà dicendo che non rinuncia all’obiettivo delle emissioni zero?
“Quando si parla di emissioni zero bisogna sempre vedere come si calcolano: se vengono quantificate allo scarico è più comodo arrivarci, se si considera invece l’intero ciclo di vita della macchina è un altro paio di maniche. Circola, comunque, la voce che si voglia posticipare dal 2035 al 2040 l’addio ai motori endotermici”.

 

Si parla di neutralità tecnologica, ma ancora di norme che sostengono le auto elettriche?
“Spostare tutto al 2040 vuol dire prendere tempo, ma anche che di questo argomento dovrà occuparsi chi vincerà le prossime elezioni europee: potrebbe servire a lasciare la patata bollente ad altri. Tra l’altro, sembra che la Germania voglia mollare il Green Deal in campo automotive per investimenti miliardari nel campo della difesa”.

 

Intanto gli inglesi hanno avuto l’idea di tassare le auto elettriche al chilometro. Che senso ha questa proposta?
“Si tratta di non perdere gli introiti che provengono dalle accise e dell’IVA. In Gran Bretagna le auto elettriche sono abbastanza vendute e con meno auto endotermiche in circolazione diminuiscono le entrate per le accise. In Italia insieme all’IVA valgono 40 miliardi, l’ammontare di due finanziarie”.

 

Anche gli altri Stati arriveranno a pensarla come i britannici?
“È la dimostrazione che quando si è presa la decisione di puntare tutto sull’elettrico non si sono prese in considerazione tutte le ricadute. Mi stupisco sempre di come gente strapagata, più che laureata, manager di esperienza abbia potuto sbagliare in questo modo”.

 

Foto archivio Paolo Rossetti