di Andrea Taschini, advisor e manager automotive

 
Durante il mio intervento al #FORUMAutoMotive di Milano il 23 marzo 2026, ho sintetizzato i tre punti che, a mio avviso, restano centrali per il futuro dell’industria automobilistica europea:

1. Il modello di sostenibilità europeo non trova più seguaci nel mondo.
Se l’Europa continuerà a perseguirlo in modo isolato, finirà per indebolire la propria competitività industriale e perdere rilevanza sui mercati internazionali. In sostanza, stiamo giocando una partita che nessuno vuole più giocare, ammesso che qualcuno l’abbia mai davvero voluto.

2. I volumi sono vitali. La massa critica è decisiva.

Il divieto ai motori endotermici dal 2035 rischia di disaccoppiare l’industria europea da quella americana, con cui oggi esistono intrecci profondi e strutturali. Senza massa critica globale, l’industria europea rischia un progressivo indebolimento fino al collasso definitivo di tutta la filiera.

3. La commoditizzazione dell’auto elettrica è il vero rischio industriale.
L’indifferenziazione del prodotto porterà alla compressione dei margini. E quando i margini si comprimono, i capitali si spostano. Il rischio concreto è che gli investimenti migrino verso settori più remunerativi e probabilmente anche fuori dall’Europa.

Non è uno scenario lontano. È un processo già in atto. E determinerà il ruolo dell’Europa nell’automotive globale dei prossimi anni.