di Giuseppe Sabella, direttore del Centro Studi Oikonova

 

In un’intervista esclusiva al “Sole24Ore”, l’amministratore delegato del gruppo Stellantis, Carlos Tavares, fa il punto della situazione in particolare su auto elettrica (BEV) e produzione italiana. Per quanto riguarda le BEV dice che “dobbiamo gestire una transizione che non abbiamo deciso noi, e la stiamo mettendo in atto”. In realtà, la complicità dei grandi costruttori è stata decisiva nelle scelte della Commissione europea, in particolare nell’approvazione del Fit for 55 (stop alla produzione di veicoli non elettrici dal 2035). Proprio Tavares e Blume (ad di Volkswagen) hanno più volte rimarcato che le Case automobilistiche da loro guidate sarebbero arrivate ben prima del 2035 a produrre soltanto auto elettriche.

 

Oggi è sotto gli occhi di tutti il primato del Dragone in questa tecnologia, del resto in Cina hanno iniziato negli anni 90 a lavorare sul motore elettrico quando già avevano avviato programmi di estrazione di minerali critici, non è un caso che oggi siano leader nei commerci di Terre Rare e nella filiera delle batterie. I costruttori europei si mostrano titubanti sul futuro e scaricano le responsabilità sulla Commissione europea: la verità è che le loro responsabilità sono decisive.

 

Il punto è che negli ultimi 15 anni il mercato europeo è stato piuttosto contratto e questa pareva la grande occasione per rinnovare l’intero parco circolante. Probabilmente, alla fine, prevarrà il buon senso e la transizione della mobilità sarà resa più soft anche riabilitando tecnologie diverse (ibrido, Diesel di nuova generazione, e-fuels, biocarburanti, idrogeno, etc.). Peraltro, il riconoscimento degli e-fuels come tecnologia “green” avvenuto a marzo dell’anno scorso ci dice che il motore endotermico, in parte, sarà riammesso. E l’Italia è in attesa dell’ok per i biocarburanti – Eni è leader nel mondo in questa produzione – riconosciuti come non inquinanti in sede di G7 sempre lo scorso anno.

 

Per quanto riguarda la produzione italiana, Tavares rassicura sulla volontà di Stellantis di investire nel nostro Paese – su Mirafiori in particolare – e aggiunge che “l’Italia è l’unico Paese nel mondo in cui abbiamo investito in due piattaforme native BEV, STLA medium e STLA large (rispettivamente destinate ai siti di Cassino e Melfi)”. Per questo torna sulla necessità di implementare un sistema di incentivi, anche in ragione della specificità del mercato italiano al momento poco incline all’auto elettrica.

 

A parte i Paesi del Nord Europa, uno scarso entusiasmo per i veicoli elettrici in realtà si registra in tutto il Vecchio continente. Questo perché la trasformazione delle infrastrutture della mobilità procede lentamente, anche per le difficoltà di approvvigionarsi in questa fase di forte instabilità internazionale. Questo è un altro motivo per cui, se non vogliamo andare a sbattere, conviene fare attenzione agli azzardi nella gestione della transizione. Il ritardo tecnologico e la dipendenza di materie prime dalla Cina dovevano indurre maggior cautela, soprattutto ai vertici della grande industria.

 

Foto fornita da ufficio stampa Bovindo