di Fabio Pressi, presidente di Motus-E

 
Ora che la Commissione europea ha messo fine alle discussioni sul 2035, speriamo che si inizi finalmente a parlare con pragmatismo e senza ideologie di politica industriale e competitività.

Per anni il dibattito pubblico si è avvitato solo sul 2035 perdendo di vista i veri temi da affrontare, a cominciare dalla sostanziale assenza di un piano strategico condiviso per il rilancio della filiera automotive estesa europea.

La proposta di revisione del target Ue al 2035 – dal 100% delle vendite di nuove auto e van a zero emissioni all’obiettivo di una riduzione complessiva delle emissioni del 90%, compensando il 10% ad esempio con l’utilizzo di acciaio verde europeo – darà il giusto ossigeno a una parte della filiera automotive, ma chi pensa che ciò possa tradursi in un rallentamento del processo di
elettrificazione commette un errore pericolosissimo, ignorando peraltro centinaia di miliardi di investimenti già messi a terra per questa trasformazione inevitabile.
 
Non si sfugge al progresso e se vogliamo salvare i posti di lavoro e preservare il ruolo centrale dell’Italia e dell’Europa nel settore automotive dobbiamo accelerare sull’innovazione, come sostenuto del resto nel rapporto Draghi, dando priorità assoluta a batterie, digitalizzazione e intelligenza artificiale. Non farlo vorrebbe dire lasciare campo libero al resto del mondo in un comparto a dir poco strategico.

Bisognerà passare velocemente dalle parole ai fatti, senza dimenticare che le risorse da sole, specialmente se così esigue, dovrebbero essere accompagnate da strumenti fruibili e adatti allo scopo. Finora i meccanismi UE per il supporto industriale sono stati troppo rigidi e non hanno tenuto nella giusta considerazione costi operativi e produzione

Bene la spinta verso le piccole auto elettriche, sospeso invece il giudizio sui target del cosiddetto fleet mandate per le auto aziendali. La direzione è giusta, ma non si potrà prescindere da adeguati strumenti di incentivazione per centrare i nuovi target previsti. Il tema è stato già sollevato dall’intera filiera anche in Italia, dove da tempo si chiede una revisione della fiscalità delle flotte aziendali.

Ora l’Unione europea deve guardare alle premialità e alle collaborazioni internazionali, rendendo al tempo stesso operativi in tempi rapidi schemi di supporto all’industria coerenti e strutturati, in grado anche di valorizzare le produzioni locali, obiettivo che la Commissione dimostra di voler perseguire anche attraverso vincoli alle politiche incentivanti.

Bisognerà essere chiari sugli effettivi volumi disponibili e i reali costi per i consumatori di biocarburanti avanzati ed e-fuel, il cui compito sarà in primis quello di alimentare navi e aerei, oltre a poter contribuire limitatamente, come previsto dalla Commissione, alla decarbonizzazione della quota residuale di auto con motore endotermico.

Al momento il Fondo Automotive, già pesantemente ridotto lo scorso anno, è fermo in attesa del DPCM che ne regoli l’utilizzo e
servono piani per promuovere l’innovazione, stimolare la domanda di veicoli elettrici per privati e aziende, formare i lavoratori ed espandere la rete di ricarica. Non possiamo permetterci di rimanere indietro sulle nuove tecnologie se vogliamo proteggere un’industria che può e deve continuare a essere un orgoglio.

 
Foto da ufficio stampa Motus-E