di Domenico De Rosa, CEO del Gruppo SMET

 
Fermiamoci un momento su questi numeri. Vale la pena farlo, perché a settembre dovremo tornare più determinati di prima a fare finalmente Impresa con la maiuscola. Stiamo smarrendo la capacità manifatturiera del Paese. E l’automobile è il segnale più evidente. I numeri della produzione italiana raccontano una traiettoria che, secondo me, non può più essere letta come una semplice fase congiunturale.

Nei primi sette mesi del 2017, l’Italia produceva circa 477 mila autovetture. Nel 2024 siamo scesi a poco più di 225 mila. Nel 2025 a circa 152 mila. Il 2026 mostra un recupero, ma parte da un livello eccezionalmente basso.

A mio avviso il problema vero è questo. Stiamo perdendo capacità produttiva, competenze, volumi e peso industriale proprio in uno dei settori che storicamente ha trascinato manifattura, componentistica, ricerca, occupazione e logistica. Da operatore della logistica automotive lo vedo anche attraverso i flussi. Quando diminuiscono i veicoli prodotti, non si riduce soltanto l’attività delle fabbriche. Si muove meno componentistica, diminuiscono i trasporti, cala il lavoro nei piazzali, nei porti, nei terminal ferroviari e nell’intera catena dei fornitori.

È da tempo che sosteniamo che l’Europa abbia commesso un errore nel confondere la transizione ambientale con l’imposizione di una sola tecnologia. Gli incentivi all’elettrico hanno sostenuto la domanda senza garantire che quella domanda alimentasse la produzione europea. Nel frattempo la Cina ha costruito capacità industriale, batterie, tecnologia e volumi.

Secondo la mia esperienza, un Paese che perde la propria manifattura perde molto più di qualche punto di produzione. Perde autonomia industriale, competenze difficili da ricostruire e capacità di generare lavoro qualificato. La transizione deve continuare, ma servono neutralità tecnologica, energia competitiva, investimenti produttivi e politiche che riportino la fabbrica al centro delle decisioni europee.

Il recupero del 2026 è positivo. Ma non dobbiamo confondere un rimbalzo dal minimo con una vera inversione di tendenza. La domanda che dobbiamo porci è molto semplice. Tra dieci anni vogliamo ancora produrre automobili in Italia oppure limitarci a comprarle, trasportarle e distribuirle dopo che saranno state costruite altrove?

 

Domenico De Rosa – Foto da ufficio stampa SMET Group