di Marco Della Monica, giornalista

 
Il mito del “10% di auto termiche dopo il 2035” semplicemente non esiste. La Commissione Europea non ha riaperto le porte al motore termico, ha aperto un foglio Excel. Il famoso -90% di CO₂ rispetto al 2021 significa, in numeri reali, una media di flotta intorno ai 9-10 g/km. Non esattamente il regno dell’ICE, nemmeno nella sua versione con la massima buona volontà.

Il restante 10% non è libertà industriale, ma compensazione certificata: fino al 3% con crediti da e-fuel e biocarburanti realmente immessi sul mercato, fino al 7% con acciaio a basse emissioni prodotto nell’UE. Cosa significa tutto questo? Che non puoi “vendere” CO2, puoi solo “coprirla”. E con il contagocce.

Sì, PHEV, si alle vetture idrogeno (sic!), mild hybrid e persino ICE restano formalmente ammessi, ma non per fare volume. Servono come elementi di equilibrio di flotta, non come strategia di prodotto. Chi parla di “ritorno del termico” confonde la neutralità tecnologica con la matematica e la matematica, di solito, non fa sconti a nessuno.


Morale: non è una vittoria del motore a combustione è una clausola di sopravvivenza per l’industria europea, mentre si attraversa la transizione. Il termico non è proibito, è semplicemente diventato statisticamente irrilevante. E no, non è la stessa cosa. Parafrasando il Marchese del Grillo: possiamo essere un po’ incazzati?

PS: a vedere il bicchiere mezzo pieno possiamo vedere questo come un piccolo passo in avanti su una follia che, per fortuna, non è scritta su pietra.

 

Foto da archivio Marco Della Monica