Il problema è che quasi nessuno vuole dirlo apertamente: buona parte della crescita elettrica europea non è domanda reale. È domanda artificiale, gonfiata da incentivi pubblici massicci, obblighi normativi sulle fleet aziendali e target CO2 che i costruttori devono rispettare pena salate sanzioni.
Togli gli incentivi. Togli gli obblighi. Guarda cosa compra davvero la gente. In Italia lo vediamo già: appena i bonus si esauriscono, le immatricolazioni elettriche crollano. Non è un mercato che cammina da solo. È solo un mercato tenuto in piedi artificialmente, in attesa che “arrivi la domanda”. Che però non arriva.
Le ragioni sono concrete, non ideologiche: infrastrutture di ricarica inadeguate fuori dalle grandi città; costi d’acquisto ancora proibitivi per il ceto medio; un’autonomia reale che non si adatta agli stili di vita di milioni di famiglie italiane. La conversione forzata all’elettrico è una scommessa ideologica di una certa politica e non una risposta a un bisogno di mercato.
E quando le politiche industriali ignorano la domanda reale dei consumatori, il conto lo paga sempre qualcuno, di solito i più deboli, quelli che non possono permettersi né l’elettrico né gli incentivi.
Foto da ufficio stampa Gruppo SMET