di Gian Primo Quagliano, presidente del Centro studi Promotor
Tornando a oggi, come è ben noto, il mancato raggiungimento da parte delle immatricolazioni del livello ante-pandemia non ha colpito solo il mercato italiano, ma anche gli altri mercati della zona euro. Secondo gli ultimi dati resi noti dall’ACEA, nel periodo gennaio-novembre la situazione peggiore è indubbiamente quella della Francia che è sotto il livello ante-pandemia di ben il 27,2%, mentre la Germania perde il 21,4% e meglio va il Regno Unito, che accusa però un calo del 13,3%, mentre la Spagna è sotto del 9,3%. E tutto questo mentre l’auto del resto nel mondo ha già recuperato ampiamente il livello ante-pandemia e sta crescendo.
Ovviamente il crollo del mercato nella zona euro non è avvenuto per la rinuncia all’automobile da parte di un numero importante di utilizzatori, ma è avvenuto rinviando la sostituzione di milioni di auto già pronte per la rottamazione con effetti facilmente immaginabili per la sicurezza della circolazione e per la salvaguardia dell’ambiente.
La ragione della negativa situazione del mercato dell’auto nella zona euro è ben nota ed è la politica varata dall’Unione Europea per la transizione energetica, politica che non trova riscontro in nessun’altra parte del mondo. In alcune realtà esistono incentivi per l’auto elettrica, in altre, come la Cina, l’auto elettrica si afferma perché vi sono condizioni favorevoli alla sua affermazione, ma nel resto del mondo nessun Paese sta cercando di imporre, “manu militari”, la transizione all’auto elettrica.
Come è noto, il 16 dicembre l’Unione Europea o, meglio, chi regge le sorti dell’Unione Europea, ha dichiarato una disponibilità ad attenuare le misure ambientalistiche che dovrebbero culminare nel 2035 con l’abbandono dei motori a combustione interna.
È un primo modesto risultato che scaturisce dalla presa di coscienza che la politica ambientale per l’automobile varata dall’Unione Europea, non solo ha dato risultati modesti per la tutela dell’ambiente, ma ha anche arrecato gravissimi danni
all’industria automobilistica europea e ai lavoratori dell’automobile.
Foto Ufficio Stampa Centro Studi Promotor