di Domenico De Rosa, CEO del Gruppo SMET
Le indiscrezioni emerse sui due tentativi di BYD di entrare nel capitale di Renault, entrambi respinti dal gruppo francese, raccontano molto più di una semplice operazione societaria. Raccontano la mesta consapevolezza che il controllo delle grandi industrie nazionali è una questione strategica. La Francia ha scelto di difendere uno dei propri campioni industriali, evitando momentaneamente che un gruppo straniero potesse acquisire un ruolo rilevante nella governance di Renault.
Una scelta che dimostra come, quando si parla di industria, tecnologia, occupazione e sovranità economica, alcuni Paesi continuino a ragionare nel lungo periodo. Ma questa vicenda deve aprire anche una riflessione più ampia a livello politico. Se oggi un costruttore europeo può ancora permettersi, a caro prezzo, di respingere determinate proposte, cosa accadrà domani se il progressivo indebolimento economico e industriale del settore dovesse continuare?
Pensare che tra qualche anno possano essere proprio i grandi gruppi cinesi a intervenire come partner, investitori o addirittura salvatori di alcuni costruttori europei non è fantascienza, ma è la realtà da attendersi. È uno scenario che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato impossibile e che oggi appare sempre più ovvio.
Le leadership industriali non si perdono in un giorno e non si ricostruiscono in pochi mesi, soprattutto nell’automotive.
In tanti per anni abbiamo inutilmente lanciato segnali di allarme sulle conseguenze di una transizione gestita senza una vera politica industriale, senza energia competitiva, senza adeguate infrastrutture e senza una strategia capace di difendere la manifattura europea dalla crescente concorrenza globale.
Oggi non serve più negare la realtà. Serve solo prenderne atto, ahimè. Perché la vera domanda non è se l’industria automobilistica europea stia perdendo terreno. La vera domanda è quanto tempo passerà prima che alcuni dei marchi che hanno scritto la storia dell’automobile europea abbiano bisogno di capitali, tecnologie e capacità industriali provenienti da chi oggi considerano un concorrente. A quel punto sarà solo troppo tardi per chiedersi dove abbiamo sbagliato.
Foto da ufficio stampa Gruppo SMET