di Mario Verna, manager automotive
Che i buoi fossero ormai a decine di chilometri dal recinto era già chiaro. E così, mentre il mondo si è riorganizzato (o diciamo che è già a buon punto) tra le potenze “coraggiosamente egoiste”, quelle che guardano agli interessi propri, l’Europa, vecchia e snob, è rimasta a parlarsi allo specchio.
“Chi è la più bella del reame, la più virtuosa, chi salverà il mondo?”, specchio specchio, chi se non io!
L’auto ne è stato il paradigma: libereremo il pianeta dal suo riscaldamento! E sì!
Una fiaba simile al Pifferaio magico, via tutti i topi e quanti di questi pifferai hanno suonato nello zufolo negli ultimi anni, decine, migliaia, imbellettati in quei muschietti verdi con disegni incantati.
Ma poi, come nella storia del pifferaio, qualcosa ha cominciato a stridere e, improvvisamente, pare siano scappati insieme ai topi anche i soldi dalle tasche di chi, in fondo, non avrebbe mai nemmeno immaginato che il neo-messianesimo avesse da essere sostenuto in qualche modo da sacrifici personali.
E così tra uno yacht e un think tank, urca, bisogna correre i ripari. L’industria per quanto brutta e cattiva, beh, ecco, mette insieme il pranzo con la cena, stimola sviluppo e innovazione…e allora “protezionismo”!. Strada difficile se non sei proprio forte, se non dai carte. E soprattutto se la visione non è totalmente comune.
Leadership, visione, realismo. First.
Foto da archivio Mario Verna