di Massimo Artusi, presidente di Federauto

 

Le immatricolazioni di auto nuove a giugno registrano una accelerazione rispetto alla tendenza, giustificata dall’inflottamento del noleggio a breve termine e dalla necessità per i concessionari di conseguire i bonus a chiusura del semestre, tramite un volume di auto immatricolazioni che, per la prima volta nel 2026, oltrepassano la soglia del 10% sul totale delle targhe del mese. Questi numeri spingono il primo semestre dell’anno ad un sostanziale recupero rispetto alla performance del 2025.

Nell’ambito delle alimentazioni, guardiamo con attenzione il dato di crescita delle immatricolazioni BEV, positivamente influenzate dall’ecobonus MASE che hanno ancora davanti a sé un lasso di tempo sufficiente per giungere a termine. Il Ministero dell’Ambiente ha anche chiarito che le richieste di rimborso dei voucher presentate dai concessionari entro il 30 giugno, saranno liquidate successivamente.

Nell’ambito delle misure di incentivazione, l’auspicio è che la recentissima adozione da parte del MIMIT del DPCM recante la rimodulazione delle risorse del Fondo Automotive per il periodo 2026-2030, recante in particolare contributi per l’acquisto di veicoli commerciali nuovi a basse emissioni, possa contribuire a muovere il mercato dei veicoli commerciali leggeri.

Il netto incremento di giugno è, tuttavia – come abbiamo visto – frutto di una combinazione di tre fattori contingenti: l’obiettivo dei bonus semestrali da parte dei concessionari, la domanda del noleggio a breve termine e gli effetti dell’ecobonus. Ben vengano i fattori contingenti, ma il mercato ha bisogno di fattori strutturali. Per questo, restiamo concentrati sull’iter delle modifiche al Regolamento UE sulla CO2 per la quale ci auguriamo che il Parlamento europeo recepisca la proposta del relatore Massimiliano Salini, nonostante funzionari della Commissione, esibendo variazioni percentuali di decimali, cerchino di inquinare il dibattito, azzardando – in report ufficiali – un abbandono dei derivati dal petrolio da parte degli automobilisti, preoccupati dalla crisi di Hormuz

Sono gli ennesimi tentativi – ci auguriamo gli ultimi – di imporre una scelta dirigista inefficace, incomprensibile e immotivata che spinge il report a definire accessibile un prezzo di 25mila euro per l’acquisto di un’auto a batteria. Al contrario, gli automobilisti domandano prezzi realistici, a prescindere dall’alimentazione, anche per attenuare i pesanti costi complessivi legati all’automobile esplosi negli ultimi anni.

 


Foto da ufficio stampa Federauto