di Dario Duse, EMEA Leader Automotive & Industrial di AlixPartners
Il 2026 rappresenta un anno di transizione critica per l’industria automobilistica globale. Sebbene affrontiamo una contrazione nei volumi, i dati indicano una stabilizzazione temporanea verso la fine del decennio. La vera sfida non è solo il calore dei volumi, ma la crescente competizione e la rapidità con cui i mercati e le dinamiche competitive si stanno trasformando e regionalizzando, in un contesto dove l’impalcatura normativa si stratifica anziché semplificarsi, e dove alcune buone idee stentano a trasformarsi in decisioni, azioni e supporto finanziario.
Il modello dei “nuovi” cinesi – agile, veloce ed efficiente – è sotto la pressione di un mercato interno in involuzione che amplifica la spinta verso nuovi sbocchi fuori dal mercato domestico: ci aspettano circa 10 milioni di veicoli esportati dalla Cina quest’anno (+41%), in aggiunta a localizzazioni produttive di cinesi all’estero che si triplicheranno nei prossimi 5 anni arrivando a 3,4 milioni di unità e una serie di partnership tecnologiche e produttive con giocatori occidentali – che ha alla base una competitività di costo irraggiungibile per gli occidentali – è anche complesso da replicare negli altri fattori chiave: gli occidentali, oltre a trasformarsi internamente dovrà anche costruire un mutato ecosistema di partner e fornitori, il tutto in un contesto sommerso da norme che si muove con notevole ritardo.
Stiamo assistendo a una ricalibrazione traumatica dell’industria europea. Nel contesto attuale, il reimpiego o la cessione di capacità non è un’opzione per gli OEM europei, ma un obbligo. Il mercato automobilistico tradizionale non tornerà ai volumi pre-crisi nei prossimi dieci anni.
Foto da ufficio stampa ALIXPARTNERS