di Andrea Cardinali, direttore generale di UNRAE

 
Siamo rimasti un po’ spiazzati dalla notizia degli incentivi, del tutto inattesi e decisi senza alcuna consultazione. Soprattutto preoccupa il fatto che siano stati annunciati senza essere ancora pienamente definiti. Il rischio, ancora una volta, è quello di una paralisi della domanda.
Gli incentivi dovrebbero arrivare come decisioni notturne, non come promesse da rincorrere.
 
Uno stanziamento di quasi 600 milioni in un anno solo sui BEV sarebbe il più ingente mai visto in Italia, e potrebbe effettivamente smuovere la transizione energetica, ma i paletti sono molti – rottamazione, ISEE, residenza in aree funzionali, microimprese – e un anno è troppo breve: si rischia seriamente di non riuscire a spenderli tutti.

In tale scenario, sarebbe stato forse più opportuno destinare tali risorse alla revisione in chiave “green” della fiscalità delle auto aziendali, intervenendo su detraibilità dell’IVA, deducibilità dei costi e periodo di ammortamento, considerata la scadenza della Delega fiscale fra tre mesi. Le flotte aziendali, con il veloce tasso di rotazione dei veicoli, consentono di immettere sul mercato del nuovo e dell’usato un numero consistente di vetture a zero o bassissime emissioni.Ma il vero peccato originale di questa misura è purtroppo rappresentato dalla sua stessa genesi: l’incapacità di spendere i fondi per lo sviluppo delle infrastrutture di ricarica pubbliche, fattore abilitante fondamentale proprio per il diffondersi della mobilità a zero emissioni che si

vuole incentivare.

Foto da ufficio stampa UNRAE