di Mario Verna, manager automotive
E annuncia azioni concrete: garanzia da 200 milioni di euro per tecnologie nucleari innovative (SMR operativi entro primi 2030) e nuove strategie per il nucleare accanto alle rinnovabili, per indipendenza e competitività. Ma ecco la contraddizione: il Green Deal, pilastro della sua Commissione, ha storicamente escluso il nucleare dalla tassonomia verde EU (votata dal Parlamento nel 2022), focalizzandosi su rinnovabili e gas transitorio, con battaglie ideologiche che ne hanno ritardato l’inclusione. Oggi, con crisi mediorientali e bollette alle stelle, si inverte rotta? O è solo realpolitik?
Lezione manageriale: le visioni ideologiche devono cedere alla strategia di potenza della realtà. L’energia non è dogma, ma sicurezza industriale.
Europa, impariamo dall’errore: perché il rischio dei cantastorie decrescitisti è quello, non tanto di fare ciambelle senza buco, quanto di infornare dolciumi che poi risultano troppo duri da mandare giù.
E così meglio una vecchia ricetta della nonna, aggiornata e adeguata, che fantasmagoriche illusioni molecolari che fumano di ghiaccio secco.
Voi che ne pensate? Ritorno al nucleare o no?