di Andrea Taschini, manager automotive

C’è un’altra spada di Damocle che pende sulla testa del martoriato settore automotive europeo: dal 2025 l’Unione Europea nel suo immenso surrealismo, imporrà un ulteriore restrizione alle emissioni di CO2 portandolo a livelli che sono razionalmente e fattivamente irraggiungibili, costringendo così le Case auto a bilanciare la media delle emissioni delle auto prodotte con una vendita sempre maggiore di auto elettriche.

Come è noto, tutto il parco circolante europeo incluse le auto ante Euro 4, emette solo l’1% di tutte le emissioni mondiali di anidride carbonica che sarebbe facilmente abbattibile alla metà solo sostituendo le auto più vetuste con vetture di nuova generazione Euro 6 mentre è ormai assodato che le auto a batteria non sono affatto ad emissioni zero.

La situazione che si verrà a così creare è quindi paradossale per il fatto che le vendite di auto elettriche sono invece in continua decrescita non avendo ricevuto il gradimento dei consumatori così come era nella visione evidentemente errata dei legislatori europei. Ci si sta quindi infilando in un loop legislativo in cui le Case auto saranno costrette a pagare multe milionarie per l’impossibilità di raggiungere gli obiettivi di emissione prefissati; cercheranno quindi di coprire le conseguenti perdite sia attraverso la richiesta di finanziamenti pubblic,i ma soprattutto riducendo i costi chiudendo fabbriche con migliaia di lavoratori e riducendo così la propria capacità produttiva.

La questione ci riguarda da vicino perché, come conseguenza, saranno trascinati in questa spirale discendente anche centinaia di componentisti molti dei quali locati nel nord del nostro Paese. Le vicende di Volkswagen di questi giorni sono solo l’inizio di un macro trend che coinvolgerà tutte le Case automobilistiche e che subirà una forte accelerazione già nei prossimi mesi.

Un vero e proprio cataclisma socio-economico si sta abbattendo sul settore senza una reale giustificazione, se non quella ideologica e politica che alimentando rabbia e incomprensione, si trasformerà nei vari estremismi di destra e sinistra, destabilizzando l’intero quadro istituzionale europeo.

Sebbene il presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, nel suo discorso di insediamento al Parlamento europeo abbia riconfermato la sciagurata linea del “Green Deal”, sta crescendo sia in ambito industriale sia in quello politico, la convinzione che vada invece rivisto velocemente prima che sia troppo tardi e crei danni irreversibili a tutto il nostro apparato industriale.

Il fatto che i componenti della nuova Commissione UE in larga maggioranza appartengano all’area di centro-destra, fa ben sperare in una rivisitazione radicale dello sciagurato piano green in tempi auspicabilmente brevi.