(dall’intervento al Forum ANSA sul tema ‘Auto, 2035 e competitività: l’Europa cambia strada?”)
La mobilità elettrica è un ecosistema, non è un prodotto come un altro. Il primo nodo è la rete di ricarica: oggi la stragrande maggioranza dei punti di ricarica è concentrata in tre Paesi su 27 e l’Italia, in termini di capillarità, è al 16esimo posto nell’Unione europea. La penetrazione delle auto elettriche nel nuovo si aggira intorno al 5%” nonostante incentivi rapidamente esauriti. Una situazione anomala se confrontata con Paesi come Bulgaria, Portogallo, Romania, Grecia, dove il Pil pro capite è anche inferiore a quello italiano, ma la quota di auto a batteria è più alta.
L’altro grande freno è il costo dell’energia, che colpisce sia l’industria sia i consumatori. In Italia non si riesce a essere competitivi né sulle vecchie né sulle nuove tecnologie perché è un industria energivora che semplicemente non è classificata come tale e i costi di ricarica nelle infrastrutture pubbliche sono estremamente elevati. Quanto alle flotte aziendali potrebbero essere il vero volano della transizione, ma in Italia la fiscalità è estremamente penalizzante rispetto alla maggior parte degli altri Paesi europei.