di Domenico De Rosa, CEO del Gruppo SMET

 
L’autotrasporto europeo sta entrando nella più grande crisi occupazionale della sua storia recente.
E non si tratta di un problema futuro. È già iniziato. Secondo i dati IRU e delle principali associazioni europee di settore, oggi in Europa mancano già oltre 400.000 conducenti professionali. Nei prossimi cinque anni, oltre 3,4 milioni di autisti andranno in pensione nei Paesi monitorati. Solo in Europa, il tasso di uscita previsto supera il 17% della forza lavoro attuale.

In Italia il quadro è ancora più delicato. Le stime più accreditate parlano di una carenza compresa tra 20.000 e 25.000 autisti, con meno del 3% di conducenti under 25 e circa il 45% sopra i 55 anni. Tradotto in termini industriali significa una cosa molto semplice. 
Nei prossimi anni il vero collo di bottiglia della logistica europea non saranno i camion, i magazzini o le infrastrutture.
Saranno le persone.

Le ragioni di questo fenomeno sono profonde e strutturali. Per oltre vent’anni l’Europa ha trattato il trasporto come un settore da comprimere economicamente e burocraticamente, anziché come una infrastruttura strategica della competitività industriale.. ,Margini sempre più bassi.

Pressione normativa crescente. Costi esplosi. Tempi di attesa assurdi nei siti logistici. Difficoltà nel conseguimento delle patenti professionali. Scarsa valorizzazione sociale della professione. Qualità della vita percepita come incompatibile con le nuove generazioni.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti. I giovani non entrano più nel settore e i pensionamenti stanno superando di gran lunga il ricambio generazionale. Nel frattempo la domanda di trasporto continua a crescere, spinta da e-commerce, distribuzione veloce e riorganizzazione industriale europea. Ed è qui che serve un cambio radicale di approccio.

La soluzione non può essere soltanto “trovare autisti”. Bisogna ricostruire attrattività industriale attorno alla professione. 
Come gruppo SMET crediamo che servano almeno cinque direttrici strategiche.

Formazione interna continua e ingresso dei giovani con percorsi realmente sostenibili.

Tecnologia applicata alla sicurezza e alla qualità della vita del conducente, anche attraverso sistemi avanzati di monitoraggio e prevenzione della fatica.

Maggiore integrazione logistica e intermodale, per ridurre percorrenze inutili e stress operativo.

Valorizzazione economica e sociale della figura professionale del conducente.

Apertura regolata e intelligente ai conducenti provenienti da Paesi extra UE, con percorsi seri di integrazione e qualificazione professionale. La stessa Commissione Europea sta lavorando su questo fronte insieme a IRU.

Chi pensa che questa sia soltanto una emergenza del settore trasporti commette un errore enorme. E forse è arrivato il momento che l’Europa inizi finalmente a trattarlo come tale.

 
 
Domenico De Rosa – Foto da ufficio stampa SMET Group