di Massimo Artusi, presidente di Federauto
Le modifiche all’ecobonus, con il rinnovo della misura per il 2024, sono attese da mesi e sono convinto che il mercato – così come i concessionari e i costruttori – utilizzeranno rapidamente queste risorse, il cui ritardo ha certamente frenato il rinnovo del parco circolante. Insisto su questo punto, perché in questa fase la priorità, più che inseguire chimere ideologiche di lungo periodo, è quella di ridurre OGGI l’impatto ambientale in termini di inquinanti e di climalteranti, senza dimenticare il contemporaneo miglioramento della sicurezza che un parco circolante più moderno genera sulla circolazione stradale.
Gli incentivi dell’ecobonus 2024, peraltro, sono attesi anche per comprendere il gradimento del mercato alle varie declinazioni delle alimentazioni e ricavarne un’indicazione per i futuri passi da compiere sull’accidentata strada della decarbonizzazione. Resta, tuttavia, evidente che un’incentivazione saltuaria, come quella in atto, è solo un perenne laboratorio di sperimentazioni, anziché il quadro di sostegni strutturali efficaci di cui ci sarebbe bisogno per accompagnare il mercato degli autoveicoli in questa difficile transizione.
Quello che è, infatti, necessario e urgente è l’avvio di una riforma fiscale che agevoli stabilmente le vendite di veicoli nuovi, ridando contemporaneamente spazio a un mercato dell’usato sul quale in questo modo verrebbero immessi veicoli di fabbricazione più recente e, dunque, contribuendo anche su quel versante a mgliorare le condizioni dell’ambiente e della sicurezza.
Per raggiungere effettivamente entrambi questi risultati, però, ci vogliono anche misure più coraggiose. Generalmente non ci piacciono le misure cosiddette “disincentivanti” che spesso rischiano di punire inutilmente il mercato. Ma di fronte alle sfide che ci si presentano davanti, è necessario anche scoraggiare la circolazione di mezzi troppo vecchi, inquinanti e insicuri. Mantenerli sulle strade non significa far risparmiare i loro proprietari, ma far pagare alla collettività il duro prezzo della loro sopravvivenza.