di Simonpaolo Buongiardino, presidente di Confcommercio Mobilità
Dieci anni di Confcommercio Mobilità: dieci anni fa abbiamo avuto l’idea di costituire una federazione dedicata al tema della mobilità. Oggi contiamo cinque federazioni all’interno di Confcommercio Mobilità e possiamo dire di rappresentare una vera e propria filiera. Questa è una data importante, che coincide anche con i dieci anni da un fatto grave che ha segnato il settore automotive: il Dieselgate.
All’epoca il problema riguardò Volkswagen, un evento che ha distolto l’attenzione dalla fabbrica al carburante (centraline restituivano dati diversi da quelli dichiarati). Una grande Casa automobilistica come Volkswagen, con la sua forza, riuscì a spostare l’attenzione su altro. Tuttavia, quell’evento diede origine a una vera e propria crociata contro il Diesel, con conseguenze pesantissime per il settore.
Nel 2019 arrivò la candidatura di Ursula von der Leyen, insieme ad altri candidati alla Commissione Europea. Una volta eletta, grazie anche al sostegno dei Verdi e al cambio di maggioranza favorito da un partito italiano, il suo leitmotiv divenne la ‘transizione energetica’, il ‘Green Deal’. Non è un obiettivo sbagliato: ridurre l’impronta carbonica è un impegno condivisibile da tutti. Tuttavia, da questa impostazione è nata un’ideologia che ha considerato le emissioni di CO₂ solo allo scarico, e non durante l’intero ciclo di vita del veicolo.
C’è un solo tipo di vettura in grado di raggiungere lo zero emissioni allo scarico: quella elettrica. L’obiettivo sarebbe dovuto essere quello di favorire una pluralità di tecnologie in grado di evolvere nel tempo, invece questa visione ha portato a un’ideologia che non ha tenuto conto di un fatto: la Cina deteneva già allora il predominio in questo settore. Così, abbiamo finito per ridurre al minimo la produzione automobilistica europea.
La Commissione Europea emette regolamenti e impone norme senza chiedersi se siano realmente sostenibili. Creando un
regolamento come il Green Deal, ha pensato che il mercato si sarebbe automaticamente adeguato. Ma non esistendo le giuste condizioni, quella si è rivelata un’operazione miope, segno di un’incapacità di guardare avanti. In Europa circolano circa 255 milioni di vetture (parco circolante) e solo 1,7% è elettrico. I numeri parlano chiaro: come si può pensare di ribaltare questa proporzione in tempi così brevi?
Foto ufficio stampa Confcommercio Mobilità e Federmotorizzazione