di Domenico De Rosa, CEO del Gruppo SMET

 
Resto basito. Ogni volta. Von der Leyen dichiara che la chiusura dello Stretto di Hormuz “è un danno” e che ci vuole “libertà di navigazione”. Giusto. Sacrosanto.Banale. Ma qualcuno le fa notare che l’Europa ha fatto di tutto per rendersi strutturalmente dipendente da quelle rotte? Che ogni barile che transita da Hormuz rappresenta una scelta energetica che Bruxelles ha rinviato, scaricato, ignorato per anni dietro la retorica della transizione verde?

Io gestisco una Compagnia che muove una flotta intermodale che attraversa dieci paesi europei. So cosa significa operare quando il costo dell’energia diventa una variabile impazzita. Non è un problema astratto. È cassa, margini, pianificazione, lavoro. E mentre gli operatori industriali e logistici europei reggono i colpi di una politica energetica che non ha mai fatto i conti con la realtà delle filiere produttive, chi dovrebbe guidare l’Europa pronuncia dichiarazioni che non spostano nulla. Parole senza strategia.

Comunicazione senza visione. La libertà di navigazione non si difende a parole. Si costruisce anni prima, con scelte coraggiose sull’autonomia energetica, sulla diversificazione delle forniture, sulla riduzione strutturale dell’esposizione geopolitica. Quello che manca non è la condanna di turno. Manca una classe dirigente europea capace di ragionare in anticipo, da posizioni di forza reale, non di dipendenza strutturale.

Con questa non-leadership, una crisi complessa rischia di diventare drammatica. E a pagarne le conseguenze, come sempre, sarà l’industria europea. Noi compresi.

 

Domenico De Rosa – Foto da ufficio stampa SMET Group