di Dario Duse,  EMEA Leader Automotive Industrial e Italy Country Head di AlixPartners 

 
Il mercato dell’auto cinese non cresce più in volumi, sta involvendo: in rapida sequenza sviluppa, matura e commoditizza la tecnologia per lo più offerta come aumento di contenuto a fronte di prezzi in diminuzione. Tempi di sviluppo dimezzati, utilizzo del software per abilitare nuove funzioni, guida autonoma di livello 2++ e 3, design accattivanti e qualità sono le regole per la sopravvivenza più che per il successo.
 
Il divario con i costruttori occidentali – ancora troppo legati a un prodotto “auto” che i cinesi invece vedono come piattaforma software adattabile e migliorabile da applicare a un hardware “veicolo” differenziato quasi solo per interni e design – aumenta: il 36% dei costruttori e hyperscaler cinesi investono più del 50% del budget di R&D su SDV contro il 19% degli europei.
 
L’80% utilizza strutturalmente la virtualizzazione e i digital twin contro il 50% degli europei. Nel 40% lo sviluppa in casa, contro il 25% in Europa e US, e, avendo disaccoppiato lo sviluppo dell’ ”intelligenza” da quello dell’hardware, riutilizzano il software a livello di piattaforma, customizzando ed evolvendo il prodotto in modo sempre più efficiente e veloce.

Con un vantaggio di costo del 35%, tecnologie per loro diffuse ad alta scala e offerte di serie, design e finiture ormai appealing tanto quanto le migliori vetture occidentali, i produttori cinesi sono stati in grado di esportare più di 7 milioni di veicoli nel 2025
(+21%, con l’Europa come prima destinazione)
, registrando profitti maggiori di quelli domestici: l’EBITDA dei primi 5 esportatori è stato nel 2024 del 60% più alto della media di tutti i costruttori cinesi.

L’espansione fuori dai confini local è l’obiettivo logico, anche in considerazione di una sovracapacità che solo in Cina si attesta a circa 30 milioni di veicoli, con piani per triplicare la capacità fuori dalla Cina arrivando a 3,4 milioni di veicoli nel 2030.

 
 

Foto da ufficio stampa AlixPartners