L’attimo prima di mettersi al volante? È sempre una scelta

di Davide Montella, Founder & Owner di Driving Motorsport, Formazione sulla guida sicura per il personale viaggiante delle aziende

 

Nel 2026 il tema delle auto aziendali non sarà più solo una questione fiscale o di benefit. Diventerà – definitivamente – una questione di responsabilità organizzativa, cultura della sicurezza e gestione del rischio. Per anni le flotte aziendali sono state considerate semplici strumenti operativi. Oggi sono, a tutti gli effetti, uno degli ambienti di lavoro più esposti al rischio.

 

I numeri lo confermano

Secondo i dati più recenti pubblicati da INAIL, circa il 22–23% degli infortuni denunciati avviene “fuori dall’azienda”, ossia durante gli spostamenti per motivi di lavoro o nel tragitto casa‑lavoro. La strada rappresenta la prima causa di infortunio mortale sul lavoro, arrivando in alcuni anni a superare il 50% dei casi mortali complessivi quando si considerano anche gli eventi in itinere.

Se allarghiamo lo sguardo all’incidentalità generale, i dati diffusi da ISTAT e Automobile Club d’Italia riportano per il 2024 oltre 170.000 incidenti stradali, più di 3.000 vittime e oltre 230.000 feriti. In media, più di 8 morti al giorno.

 

Il cambiamento, quindi, non è solo normativo. È culturale

Quando un collaboratore utilizza un’auto aziendale per svolgere la propria attività, non sta semplicemente guidando: sta lavorando. Questo comporta l’applicazione piena del Decreto Legislativo 81/2008. L’art. 28 impone la valutazione globale e documentata di tutti i rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori, compresi quelli connessi all’uso di veicoli durante l’attività lavorativa.

La strada diventa luogo di lavoro. Il veicolo diventa attrezzatura. Il rischio stradale diventa rischio professionale. Ne consegue la necessità di valutare il rischio stradale nel DVR, considerando persona (idoneità, formazione), veicolo (manutenzione, dotazioni di sicurezza) e organizzazione dello spostamento (percorsi, tempi, condizioni operative); definire policy aziendali sulla guida sicura; garantire informazione e formazione ai sensi degli artt. 36 e 37 del D.Lgs. 81/2008; monitorare i comportamenti a rischio nel rispetto della normativa privacy.

Secondo l’Arval Mobility Observatory, non tutte le aziende europee dispongono oggi di sistemi strutturati di monitoraggio dei comportamenti di guida, nonostante la crescente diffusione delle tecnologie telematiche. L’auto non è un benefit. È una postazione di lavoro mobile.

 

 

Tecnologia obbligatoria: più sicurezza, meno alibi

Dal 7 luglio 2024 è pienamente applicabile il Regolamento UE 2019/2144, che impone l’installazione di nuovi sistemi avanzati di assistenza alla guida (ADAS) su tutti i veicoli di nuova immatricolazione in Europa. Tra i principali dispositivi obbligatori: frenata automatica di emergenza (AEB); sistema di mantenimento o assistenza alla corsia; Intelligent Speed Assistance (ISA); rilevamento della stanchezza e della disattenzione; registratore di dati in caso di incidente; sistemi di rilevamento ostacoli in retromarcia.

Ai sensi del Regolamento (UE) 2019/2144 (General Safety Regulation – GSR), per le categorie di veicoli M2, M3, N2 e N3 l’obbligo di installazione dei sistemi avanzati di rilevamento della distrazione del conducente (Advanced Driver Distraction Warning – ADDW) si applica a decorrere dal 7 luglio 2026 ai nuovi tipi di veicolo oggetto di omologazione. Le medesime prescrizioni divengono successivamente applicabili a tutti i veicoli di nuova immatricolazione secondo il calendario di attuazione progressiva previsto dal regolamento, con completamento degli obblighi entro il 2029 per i sistemi di sicurezza oggetto di introduzione differita.

Le istituzioni europee stimano che l’introduzione sistematica degli ADAS possa contribuire in modo significativo alla riduzione degli incidenti, in particolare tamponamenti e investimenti di pedoni, nell’ambito dell’obiettivo UE di dimezzare vittime e feriti gravi entro il 2030.

 

Basteranno i soli ADAS a dimezzare le vittime e i feriti gravi entro il 2030?

Lo spero ovviamente, ma i fattori cruciali restano, a mio avviso, due: la consapevolezza delle proprie azioni e la percezione del rischio. E questi si affinano solo attraverso la frequenza di corsi di guida sicura. Tuttavia, secondo la letteratura internazionale, oltre il 90% degli incidenti stradali è ancora riconducibile a fattori umani: distrazione, velocità eccessiva, guida in stato di ebbrezza, affaticamento. La tecnologia riduce il rischio. Non elimina la responsabilità.

 

Elettrificazione e nuovi profili

La transizione verso veicoli elettrici e ibridi modifica anche la gestione organizzativa del rischio, non solo la tecnologia. Secondo l’Arval Mobility Observatory, non tutte le aziende europee hanno ancora obiettivi formalizzati e sistemi strutturati di monitoraggio delle emissioni dell’utilizzo delle proprie flotte, nonostante la crescita dei veicoli ibridi ed elettrici. Con l’elettrificazione emergono nuovi aspetti da valutare: pianificazione delle ricariche negli spostamenti di lavoro; gestione dell’autonomia residua; adeguatezza delle infrastrutture; procedure specifiche per la gestione delle emergenze su veicoli elettrici.

 

Responsabilità dell’azienda: un perimetro sempre più chiaro

Sul piano giuridico, il quadro è netto. L’Articolo 2087 del Codice Civile impone al datore di lavoro di adottare tutte le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica e morale del lavoratore. L’Articolo 2049 del Codice Civile prevede la responsabilità dei “padroni e committenti” per il fatto illecito dei propri preposti nell’esercizio delle mansioni. Il Decreto Legislativo 231/2001 estende la responsabilità amministrativa dell’ente nei casi di omicidio colposo o lesioni colpose derivanti dalla violazione delle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

In caso di incidente stradale avvenuto in occasione di lavoro, il punto centrale non è solo la condotta del conducente, ma quali misure organizzative erano state adottate prima e se l’azienda ha fatto tutto il possibile per prevenire il rischio: quali misure organizzative erano state adottate prima? Non basta consegnare le chiavi. Servono: policy formalizzate; formazione documentata; procedure su uso del telefono; programmazione dei tempi di guida; manutenzione programmata; analisi degli eventi e dei near miss. Nonché un sistema di monitoraggio dei comportamenti di guida nel rispetto della normativa privacy.

 

Dal controllo alla cultura della guida

Nel settore trasporti e logistica, i dati INAIL degli ultimi anni mostrano un’incidenza particolarmente elevata degli infortuni legati alla circolazione stradale rispetto ad altri comparti, con un forte aumento degli eventi in itinere e nell’esercizio delle proprie mansioni lavorative. Questo dimostra che la gestione del rischio stradale non può essere solo tecnica o normativa. Costruire una cultura della guida sicura significa: leadership coerente; comunicazione continua; coinvolgimento del RLS; analisi sistematica dei near miss; formazione esperienziale, non solo teorica.Perché la sicurezza non si impone. Si costruisce.

 

L’attimo prima

Nel 2026 le auto aziendali saranno più tecnologiche, più elettriche, più connesse. Ma resterà invariato un elemento decisivo: la scelta individuale. L’attimo prima di partire. L’attimo prima di rispondere al telefono. L’attimo prima di accelerare. Le norme evolvono. I veicoli migliorano. La responsabilità resta.La vera domanda per le aziende non è: “Siamo a norma?” ma: “Stiamo davvero proteggendo le persone?”.