di Marco D’Aloisi, direttore di “Muoversi” (trimestrale di UNEM)

 

Il nuovo Parlamento europeo uscito dalle elezioni dello scorso 9 giugno non ha modificato più di tanto gli equilibri politici che continuano a poggiarsi su una maggioranza molto simile a quella precedente. La prova è nella rielezione di Ursula von der Leyen alla guida della Commissione arrivata grazie ai voti dei Popolari, Socialisti e Liberali, ma con il sostegno decisivo del gruppo dei Verdi che, per quanto molto indeboliti, di fatto hanno evitato che i franchi tiratori – una cinquantina – affossassero l’ex ministra tedesca che, infatti, è stata infatti rieletta con 401 voti (41 in più del quorum necessario rispetto ai 19 del 2019, quando però l’Eurocamera era composta da 751 membri) e senza i 53 voti dei Verdi la conferma probabilmente non ci sarebbe stata.

Ora Ursula von der Leyen deve superare lo scoglio della formazione della nuova Commissione che tuttavia non potrà prescindere da quanto avvenuto a livello di singoli Stati dove le forze che la sostengonoin Europa non hanno certo brillato. Al di là di ciò, una correzione di rotta sarà comunque necessaria, come è emerso nel corso dell’assemblea UNEM dello scorso 10 luglio perché è evidente che il “modello Timmermans” non ha funzionato. Anzi, ha reso più debole l’industria europea, in particolare quella dell’automotive che si trova di fronte ad un bivio esiziale.

Serve un “approccio realistico e concreto fondato sulla neutralità tecnologica e il Governo porterà questa posizione anche in Europa”, ha detto il ministro Gilberto Pichetto Fratin nel suo intervento di apertura, aggiungendo che “la politica deve tornare ad assumersi l’onere e la responsabilità di guidare i processi. E deve farlo con responsabilità, con realismo, con consapevolezza. Quello che mi pare non sia accaduto, ad esempio, quando in Europa si è deciso il divieto dei motori endotermici al 2035”.

Gli ha fatto eco il ministro Adolfo Urso che, chiudendo i lavori, ha tenuto a ricordare l’impegno del Governo “affinché ci fosse maggiore consapevolezza in Europa su una transizione che deve essere assolutamente equilibrata e giusta, tale da tutelare la competitività delle nostre imprese e offrire loro strumenti utili per decarbonizzare le proprie attività”.

Bisognerà capire fino a che punto la neo presidente potrà concedere sul tema del phase-out dei motori a combustione interna o sul ruolo dei biocarburanti senza perdere il sostegno dei Verdi che da parte loro non sono certo disposti a mollare su questi temi. Sul primo punto ha già detto che “l’obiettivo della neutralità carbonica per le automobili nel 2035 è un obiettivo che resta. Dobbiamo creare prevedibilità per gli investitori, per i produttori e per i clienti. Questo richiede un approccio tecnologicamente neutro, in cui i carburanti sintetici devono giocare un ruolo”.

Sul secondo punto, ha precisato che i biocarburanti “possono svolgere un ruolo attraverso un emendamento mirato al regolamento come parte della previsione. È importante attenersi agli obiettivi ed essere tecnologicamente neutri”. Dichiarazioni che si prestano a molte interpretazioni.

Tra le novità dell’assemblea UNEM di quest’anno c’è stata però la presenza di Stefano Ciafani, la prima volta per un presidente di Legambiente, che ha ricordato la necessità e l’importanza di un “confronto aperto e largo, anche partendo da punti di vista distanti, non tanto per ricercare una coincidenza di idee, ma per capire come venire a capo di una sfida complessa che riguarda tutti, rispetto alla quale le semplificazioni, di cui è pieno il dibattito, non aiutano mai. Come non aiutano scelte politiche e normative – europee come nazionali – che vanno in direzioni contrapposte”.

E in questo contesto “dobbiamo fare in modo che tutto il know-how, anche industriale, che la filiera della raffinazione ha fino ad oggi acquisito non solo non sia disperso, ma contribuisca allo scenario di domani e dopodomani, evitando di ripetere errori compiuti negli scorsi decenni”.