di Andrea Cardinali, direttore generale di UNRAE
(dall’intervento al Forum ANSA sul tema 
‘Auto, 2035 e competitività: l’Europa cambia strada?”)
Chiarezza immediata sulle regole dopo il 2035 e un cambio di marcia dell’Italia su infrastrutture, fisco e costo dell’energia. Quello sul 2035 è un dibattito che si trascina ormai da un paio d’anni, è diventata una data feticcio. La normativa vigente a oggi prevede un divieto di immatricolazione di nuove vetture a combustione interna, non il blocco di circolazione o dell’usato. C’è una fumosità ormai intollerabile. La transizione è stata impostata esclusivamente in termini di obiettivi da raggiungere e in termini sanzionatori per le case che stanno già pagando da un paio d’anni delle multe miliardarie sulle emissioni.

La mobilità elettrica è un ecosistema, non è un prodotto come un altro. Il primo nodo è la rete di ricarica: oggi la stragrande maggioranza dei punti di ricarica è concentrata in tre Paesi su 27 e l’Italia, in termini di capillarità, è al 16esimo posto nell’Unione europea. La penetrazione delle auto elettriche nel nuovo si aggira intorno al 5%” nonostante incentivi rapidamente esauriti. Una situazione anomala se confrontata con Paesi come Bulgaria, Portogallo, Romania, Grecia, dove il Pil pro capite è anche inferiore a quello italiano, ma la quota di auto a batteria è più alta.

L’altro grande freno è il costo dell’energia, che colpisce sia l’industria sia i consumatori. In Italia non si riesce a essere competitivi né sulle vecchie né sulle nuove tecnologie perché è un industria energivora che semplicemente non è classificata come tale e i costi di ricarica nelle infrastrutture pubbliche sono estremamente elevati. Quanto alle flotte aziendali potrebbero essere il vero volano della transizione, ma in Italia la fiscalità è estremamente penalizzante rispetto alla maggior parte degli altri Paesi europei.

 
All’Europa dico fate presto perché ci serve chiarezza, chiarezza subito e oltre il 2035 e non soltanto dare un calcio al barattolo e ritrovarsi 5 anni dopo, 10 anni dopo, con gli stessi identici problemi. All’Italia dico facciamo la nostra parte, a partire dal fisco e dall’uso pieno delle risorse del PNRR per ricarica elettrica e idrogeno. L’Europa i soldi ce li aveva dati e il Paese non può più permettersi di sprecarli.
Foto da ufficio stampa UNRAE