Veicoli industriali: fin che la barca va…

di Franco Fenoglio, esperto di autotrasporto

Fin che la barca va, lasciala andare, non remare, stai a guardare. Recitava così una nota canzone degli anni ’70. Un concetto chiaro e semplice: finché tutto procede bene non vale la pena di fare grandi cambiamenti, si può stare a guardare e decidere successivamente cosa fare. Il mercato dei veicoli industriali sembra aver accolto alla lettera le parole della canzone e, incantato dai risultati positivi nel breve periodo, ha smesso di lottare per ottenere una politica dei trasporti che, da un lato, garantisca uno sviluppo del settore sia dal punto di vista della sostenibilità che della sicurezza e, dall’altro, assicuri all’Italia un posto di primaria importanza in uno scenario europeo sempre più competitivo.

Gli incentivi spot che hanno trainato il mercato in questi ultimi anni sono ora in discussione e, in Italia, ci troviamo ancora a fare i conti con il parco circolante più vecchio d’Europa in un contesto di estrema arretratezza dal punto di vista delle infrastrutture. Lo abbiamo ripetuto tante, troppe volte: è necessario poter contare su misure strutturali di ampio respiro, che garantiscano lo sviluppo di una mobilità smart, sostenibile e sicura nel medio e lungo periodo. Per poter anche solo sperare di sviluppare una mobilità smart, dobbiamo però accelerare la spinta all’innovazione e decidere finalmente come investire quei 130 miliardi di euro già approvati dall’Unione europea per la logistica e le infrastrutture.

“Il Governo intende puntare sulle infrastrutture per il Piano Rinascita con il quale far ripartire l’economia dopo la crisi causata dal Coronavirus”, ottime dichiarazioni, ma di difficile attuazione in un contesto politico contraddistinto da un costante senso di incertezza, in cui cambiano spesso gli interlocutori istituzionali contribuendo a creare uno senso di sfiducia tra chi avrebbe la volontà di investire nel Nostro Paese.

Servono provvedimenti forti, interventi strutturali, una politica del trasporto di medio e lungo termine ma, soprattutto, è necessario che il settore, per una volta, faccia fronte comune e assuma una posizione unitaria nei confronti di una classe politica che sta dimostrando scarsissima attenzione nei confronti del comparto, dando prova, ancora una volta, di non voler mettere il trasporto al centro dello sviluppo economico del Paese.

È proprio questo il momento di non stare a guardare ma anzi, remare tutti nella stessa direzione, uniti e compatti prima di trovarsi a fare i conti, ancora una volta, con le conseguenze drammatiche di un Paese che ha trascurato il settore troppo a lungo.

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