Va in scena il tavolo dell’Auto(lesionismo)?

di Riccardo Bellumori

Venerdì 18 (in barba al detto: “Di venere e di marte non si sposa e non si parte”) è finalmente partito al ministero dello Sviluppo economico, un cosiddetto “Tavolo per l’Auto”, fortemente voluto dal ministro Stefano Patuanelli che ha riunito 45 partecipanti tra associazioni di categoria, aziende (tra cui Fca, Piaggio, Renault e anche Tesla) e sindacati e del mondo dell’università e ricerca. Cosa vi ricorda già tutto questo?

Correva l’anno 2009, e poco dopo il Crack Lehman Brothers, l’auto “mondiale” non correva più. Gli effetti sul mercato di quella terribile “bolla” dei Mutui Subprime portò a una depressione industriale e di consumi di proporzioni bibliche, i cui effetti si espansero presto in Europa, e dunque anche in Italia.

Che dal boom immatricolazioni del 2007 passò a una fase di crisi globale: segni meno su vendita nuovo, usato, noleggio, autoriparazione, ricambi, assicurazioni. E, ciliegina sulla torta, le misure rigoriste del Governo guidato da Mario Monti dalla fine del 2011. Altri tempi per il settore auto, certo, tempi incorniciati dall’uscita dell’allora Fiat di Sergio Marchionne da Confindustria. Tempi tuttavia in cui le auto prodotte in tutta Italia arrivavano al numero di pezzi che negli anni ’90 faceva da solo lo stabilimento di Mirafiori

Forse, comprendendo la cantonata presa da un comparto che, se messo a regime, ha sempre portato tanti soldini nelle casse erariali, il Governo provò a metter su nel 2013 la famosa (e dimenticata) “Consulta per l’Automotive” promossa dall’allora ministro Flavio Zanonato. Le richieste di dealers e costruttori all’epoca? Incentivi, incentivi, incentivi. E poi: incentivi.

La pioggia incentivi

Già, ma scusate: dalla prima leva “rottamazione” del ministro Pier Luigi Bersani (1997) e fino al 2013, chi ha avuto la serenità di elencare la ripetizione di “ecoincentivi” piovuti nella gran parte nelle tasche della Distribuzione auto? In tanti ormai sono convinti che il boom di sostituzioni triennali non ha abituato gli automobilisti italiani in un trend duraturo, ma più probabilmente ha ridotto in pochi anni un ciclo di sostituzione che senza incentivi sarebbe stato diluito in più tempo. Tant’è, in ogni caso i concessionari – a seguito di quella “Consulta” – furono accontentati…a metà. Il Governo di Matteo Renzi varò un Ecobonus per auto elettriche, ibride, a gas. Peccato che gran parte del dispositivo di ecoincentivo prendesse spunto proprio da un Decreto del Governo Monti di agosto 2012, che prevedesse la rottamazione di auto più vecchie di 10 anni, e che infine due giorni dopo il “Click Day” i fondi fossero già finiti. 

Stoppata l’esperienza nel successivo 2015, il Governo architettò più che un “Ecobonus”, un “Ecomostro”.Infatti, quel famigerato “iperammortamento” indiscriminatamente esteso alle auto anche a uso privato individuabili come bene strumentale, ha portato ad un cocktail divenuto oggi piuttosto venefico: il fenomeno delle “auto-immatricolazioni”, sommato alla maggior facilità di credito e a un regime di tassi ridotti (causa “bazooka Bce”), in base al quale i Dealers hanno aumentato anno per anno il ricorso ad indebitamento bancario per il finanziamento dello Stock.

La perdita di valore, la chimera elettrica, la grana dell’usato

Il risultato è visibile ad occhio nudo: oceani infiniti di auto immatricolate (e di usati di ritorno) ferme sui piazzali dell’usato, disperatamente in cerca di clienti e messe là – quasi a farlo apposta – per far ancora più confusione nelle potenziali scelte di clienti che davvero ormai faticano a capire cosa realmente sia meglio fare.

Tra acquistare o mantenere la vecchia auto, tra Diesel che forse moriranno ed elettriche che non si sa quando nasceranno, tra “nuovo/usato/Km Zero), e soprattutto con una consapevolezza: tra l’automobilista Achille ed il legislatore Tartaruga, come nell’epica gara – chissà perché – la Tartaruga legislatore è sempre più veloce nel mettere nuovi vincoli alla circolazione di quanto l’Achille automobilista non sia lesto nel cambiare auto. E ora: ecco che nelle pieghe del “Tavolo per l’Auto” prendono forma nuovi ecomostri, del tutto inadeguati a risolvere il problema contingente del sistema distributivo e commerciale italiano: la sopravvivenza nel breve termine.

Le reali soluzioni per il mercato italiano

Il governo si faccia la prima domanda: interessa la sopravvivenza dei principali protagonisti del mondo Automotive, cioè dealers, autoriparatori e ricambisti? Allora, anziché distribuire alle utilities i fondi per tappezzare le strade cittadine di “colonnine”, incentivi direttamente i potenziali acquirenti con un “Bonus” da spendere, a scelta, o per l’installazione di “powerbox” di ricarica elettrica domestica, o per acquistare una nuova auto rottamando la vecchia, oppure, per assurdo, per restaurare con interventi tracciabili la sua auto, se ad esempio non troppo vecchia, dotandola a esempio di impianti a gas o di kit “retrofit”. Alcune iniziative sono già presenti, ma poco incentivate, e alcune misure porterebbero benefici cercati dal Governo in altri ambiti (la detraibilità, a esempio, dei costi di restauro della propria auto e la trasformazione a gas o elettrica, porterebbe a un pur piccolo contrasto all’evasione nell’autoriparazione ed alla contraffazione nel commercio dei ricambi).

E, per cortesia, cancelliamo una volta per tutte quella folle “Ecotassa” che da un anno almeno sta facendo più danni della grandine…

Se serve, molto umilmente e da semplice persona che conosce da almeno 35 anni il mondo dell’auto che amo, al Tavolo dell’auto potrei sedere anch’io, e occupando anche un piccolo strapuntino. E magari, nel caso, potrei fornire un’opinione sensata. Ce ne dovesse mai essere bisogno…

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