Microchip: utili all’auto più di quanto essa serva a loro

di Pier Luigi del Viscovo, direttore del Centro studi Fleet & Mobility

Dei 160 operatori del settore automotive interpellati dal Centro studi Fleet & Mobility per AgitaLab, think tank di Agenzia Italia, 3 su 5 hanno indicato che lo scarso potere d’acquisto dei costruttori auto starebbe giocando un ruolo non secondario nel ritardo delle forniture, e che tra i provvedimenti adottati per farvi fronte c’è anche quello di sacrificare alcuni accessori.

In effetti, l’auto non pare un cliente privilegiato per i produttori di microchip. Riescono a spuntare prezzi molto bassi, laddove i produttori dell’elettronica badano meno al prezzo e più ad avere l’ultima evoluzione di chip, su cui competono. L’auto ha un ciclo di vita ultradecennale, contro i 3 o 4 di Pc e telefoni, e i clienti accettano che l’elettronica non sia all’avanguardia. Inoltre, nella pandemia gli OEM hanno fermato la produzione e le forniture, mentre l’industria dei computer e di altri prodotti elettronici hanno aumentato la domanda, su cui i margini sono superiori.

Le risposte delle Case sono varie, dal fermo della produzione per alcune settimane alla sostituzione di alcuni dispositivi digitali con versioni analogiche, fino all’eliminazione di alcuni accessori che rallenterebbero ancor più le consegne.

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