L’opzione “usato fresco”

di Pier Luigi del Viscovo*

L’obiettivo del bonus-malus sulle emissioni delle nuove auto è agevolare l’acquisto di vetture elettriche, ibride e a metano, facendo pagare il conto a chi ne prende una a benzina o diesel. Un fine nobile, diminuire le emissioni di CO2, che tuttavia non sarà raggiunto, come gli esponenti del settore hanno spiegato bene al ministro Luigi Di Maio e al suo staff, nell’incontro di martedì. Di fronte a una tassa di circa 400 milioni, molti automobilisti rimanderebbero l’acquisto, con una contrazione del mercato di circa 3 miliardi di euro e un minor gettito Iva di 540 milioni. Il bonus spingerebbe solo una piccola parte di automobilisti a optare per un’auto ibrida o a metano, tanto che il calo netto stimato dal Centro studi Fleet&Mobility sarebbe intorno a 2,5 miliardi di vendite (con meno Iva per 450 milioni).

Se i tecnici del ministero avevano previsto un equilibrio economico tra incentivi e maggiori tasse, dovranno rifare i conti. In aggiunta, il calo porterebbe a una perdita di circa 15.000 addetti nella sola distribuzione, secondo Federauto (l’associazione dei concessionari). Fca ha poi fatto sapere che sarebbe costretta a rivedere l’intero piano di investimenti appena annunciato: parliamo di «5 miliardi nel periodo 2019/21 per il lancio di 13 nuovi modelli e il restyling di modelli esistenti, tra cui la gamma Maserati e l’attesa 500 elettrica».

Infine, frenerebbe il già lento processo di ricambio di vetture obsolete, inquinanti e poco sicure (cosiddetto «effetto Cuba»). In proposito, è stato fatto notare al ministro come l’unica vera via per migliorare l’ambiente sarebbe proprio di rottamare le auto del secolo scorso che ancora girano (Euro 0/1 e 2). In particolare, il piano elaborato dal Centro studi Fleet&Mobility e presentato dall’Unione nazionale consumatori prevede di incentivare, a fronte di queste rottamazioni, l’acquisto di un usato fresco (Euro 4/5 o 6), perché sarebbe molto più efficace. Infatti, il prezzo di una vettura usata si aggira intorno agli 8.000 euro, contro i 20.000 di una nuova. Una simile mossa andrebbe a stimolare un bacino di 3 milioni di privati/famiglie acquirenti di auto usate, contro il milione e centomila che accedono al nuovo. Sulla stessa linea anche la proposta dell’Aci, che ha sottolineato pure la maggior sicurezza delle auto più recenti rispetto alle vecchie.

L’orientamento finale del ministro è stato di disponibilità a rivedere la tassazione sulle auto, con parallela eliminazione del bonus in favore delle auto ibride e a metano, che a quel punto non sarebbe sostenibile economicamente. L’incentivo rimarrebbe solo per le elettriche e per le ibride plug-in, pochissimi modelli dal prezzo piuttosto elevato destinati quindi a una clientela che magari non dovrebbe ricevere aiuti economici (stimiamo circa 100 milioni) da parte dei contribuenti. Aiuti in fondo inutili perché, hanno osservato in molti, per spingere queste vetture servono le colonnine, di cui il Paese è tuttora quasi sprovvisto. Ma pure perché, come ha sottolineato il viceministro Dario Galli, se l’elettricità non è prodotta da fonti rinnovabili, ma da fossili, le emissioni ci sarebbero comunque.

*Fleet & Mobility

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