Autotrasporto: tempi di guida e riposo da rivedere

di Cinzia Franchini, portavoce di Ruote Libere

Da qualche settimana alcuni sedicenti rappresentanti dell’autotrasporto stanno chiedendo al Governo e al ministro Paola De Micheli di non applicare le regole sulla decurtazione punti della patente professionale agli autisti (pare di una sola regione), minacciando addirittura un fermo dell’autotrasporto. Si tratta di una richiesta grave e sconsiderata e che produrrebbe conseguenze nefaste per l’intera categoria.

Al di là di episodi di violazioni specifiche al Codice della strada, la decurtazione punti per gli autotrasportatori avviene, infatti, nella maggior parte dei casi per il mancato rispetto dei tempi di guida e riposo. Queste regole possono essere migliorate. Noi di Ruote Libere pensiamo che la normativa sui tempi di guida e riposo dovrebbe essere nella sostanza modificata. Parliamo del resto di una legge datata, pensata negli anni 70, rivista nel corso degli anni, ma mai davvero aggiornata dal punto di vista tecnico e pratico. Negli ultimi trent’anni le modalità lavorative, di trasporto e organizzazione logistica, sono completamente mutate è così anche le esigenze degli operatori del trasporto.

Pensiamo gioverebbe una maggiore discrezionalità per gli autisti nella gestione del tempo di guida e di lavoro che a ogni modo dovrebbe rimanere limitato a un tetto massimo giornaliero stabilito. Detto questo, immaginare di eliminare i controlli significherebbe percorrere un ulteriore gradino verso il basso sul piano inclinato che da tempo sta mettendo sotto scacco l’intero settore. Supporre di poter lavorare e viaggiare sulle strade italiane per intere giornate, senza riposo e senza correre il rischio di essere sanzionati nel caso di controlli, significherebbe non solo mettere in pericolo la propria vita e quella degli altri utenti della strada, ma anche accettare un ulteriore sfruttamento e una ulteriore corsa al ribasso nella concorrenza selvaggia e deregolamentata che ha distrutto la nostra categoria.

Le regole, lo ripetiamo, possono essere sempre migliorate, ma la legalità non è inutile orpello che intralcia il fare impresa e il lavoro, viceversa il rispetto di norme condivise rappresenta una garanzia per i lavoratori stessi e per una categoria già oggi purtroppo è spesso gravemente sfruttata.

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