di Mario Verna, manager automotive
Le big-company svalutano (per ora) 90 miliardi di sogni e ambizioni, la filiera chiude decine e decine di stabilimenti, le gigafactory restano proclami, le reti di vendita affrontano il deserto dei margini e l’offerta si allontana dall’orbita della domanda. Le cause di questo fallimento euro-centrico sono molte e diverse e, occasioni come il #FORUMAutoMotive, danno l’occasione (rara) di guardare tutto, tutto insieme, da diverse prospettive.
Un sistema che sta sfidando le leggi dell’economia classica che, in periodi di stagnazione (meglio stagflazione) normalmente abbassa i prezzi, semplifica l’offerta e riduce i player. Nell’auto no, al contrario, sono cresciuti i prezzi, si è complicata l’offerta, sono aumentati i player…
E poi il contesto, i cigni neri sono diventati stormo e il cigno bianco è diventato rarissimo: ingessare popoli e nazioni produttive con regole, equazioni e scadenze rende l’impresa di “competere”, oltre che impari, impossibile. Essere liberi di reagire alle continue mutazioni di scenario è la prima regola per sopravvivere nel nuovo secolo.
E dunque? Molto difficile mettere a posto i cocci, a meno che… A meno che non si costituisca un’unione di intenti in grado di fare quello che va fatto, quel realismo pragmatico tipico delle epoche di ri-costruzione, dove, come diceva nonna, “il meglio è nemico del bene”. E, a dire il vero, almeno nella consapevolezza dell’analisi e nel tono delle discussioni, in quest’ultima edizione del
#FORUMAutoMotive si è iniziata a respirare. Recuperare si potrebbe ancora ma bisogna fare presto e, soprattutto, tenere bene a mente gli errori fatti. Per non ripeterli.Foto da archivio Mario Verna