In questo quadro va segnalato che il peso delle auto elettriche resta marginale con la conseguenza che il nostro Paese si mantiene in coda nella graduatoria europea per immatricolazioni di questo tipo di auto. Un contributo per sostenere la quota delle elettriche verrà certamente nei prossimi mesi dalle immatricolazioni delle auto di questo tipo prenotate con gli incentivi che si sono esauriti tra il 22 e il 23 ottobre con 55.680 prenotazioni: un numero compatibile con le immatricolazioni delle auto elettriche registrate annualmente, ma indubbiamente una goccia nel mare per quello che riguarda la transizione all’elettrico, se si considera che il parco circolante italiano di autovetture, secondo gli ultimi dati, ha toccato quota 41.340.516.
La strada verso la transizione all’elettrico è dunque ancora molto lunga e piena di ostacoli. D’altra parte, da alcune domande speciali inserite nell’ultima inchiesta congiunturale mensile condotta dal Centro Studi Promotor sui concessionari auto emerge che l’auto elettrica viene acquistata (dai pochi che la acquistano) essenzialmente come una seconda macchina perché nella considerazione della gente pesa la convinzione della minore flessibilità di impiego di questa soluzione rispetto a quelle tradizionali a combustione interna.
Per quanto riguarda le prospettive per i prossimi mesi dalla già citata inchiesta congiunturale del Centro Studi Promotor emerge poi che solo il 6% degli interpellati prevede nei prossimi mesi un aumento delle vendite di auto, mentre il 28% si attende stabilità e ben il 66% prevede vendite in calo.
Il quadro non è certo dei migliori e non conforta certo il fatto che non vi siano segnali che indichino che l’Unione Europea voglia assumere nel prossimo futuro provvedimenti utili per rilanciare l’industria automobilistica europea (ammesso che sia ancora possibile) dopo gli effetti catastrofici prodotti proprio dalla politica dell’Unione Europea per la transizione energetica nell’auto.