di Domenico De Rosa, CEO del Gruppo SMET

 
Cancellare 20mila voli non è certo un incidente di percorso, ma il segnale di un sistema che ha smesso di distinguere tra obiettivi politici e realtà industriale. Quando manca il cherosene, o quando il suo costo e la sua disponibilità diventano un fattore critico, il problema non riguarda solo le compagnie aeree. Riguarda l’intera economia e significa persone ferme, merci rallentate, connessioni interrotte, programmazione saltata, costi che si propagano lungo tutta la catena del valore.

Ed è qui che l’Europa continua a mostrare il suo limite più grave. Vuole ancora guidare la transizione con pacchetti, vincoli e scadenze, ma troppo spesso lo fa senza avere prima messo in sicurezza la base industriale ed energetica che dovrebbe reggere quella stessa transizione. È un grave errore di metodo prima ancora che di merito.

Un imprenditore sa che non si governa un sistema imponendo nuovi obblighi, mentre la materia prima scarseggia, i costi salgono e la competitività arretra. Prima si garantisce continuità, poi si accompagna il cambiamento. Prima si protegge l’operatività, poi si costruisce l’evoluzione. Fare il contrario significa trasformare la sostenibilità in instabilità.

Il trasporto aereo, come tutta la logistica, vive di equilibrio tra tempi, costi e affidabilità. Se una di queste tre variabili salta, il danno non resta confinato in un settore. Si trasferisce su turismo, industria, commercio, export e fiducia del mercato. La verità è semplice. L’Europa non può continuare solo a legiferare e iper normare come se l’energia fosse una variabile teorica. Non lo è e adesso lo scoprono. È la condizione materiale che tiene in piedi la mobilità, la produzione e la competitività del continente.

Chi fa impresa lo sa bene e lo comprende immediatamente. Senza pragmatismo, la transizione non diventa moderna. Diventa solo più costosa, più fragile e più ingiusta, ahimè…

 

Domenico De Rosa – Foto da ufficio stampa SMET Group