di Andrea Cardinali, direttore generale di UNRAE

Il mercato europeo delle vetture ECV cresce in maggio del 33%, al 27,1% di quota, ma l’Italia si ferma all’11,4%, con BEV al 5,1%, meno di 1/3 della quota
media in Europa (17,4%). Non è accettabile che il nostro Paese rimanga sempre in ultima posizione tra i Major Market e ben lontano da tanti altri Paesi più progrediti per quanto riguarda la transizione: è il momento di scelte strutturali, come indicato già da tempo dall’UNRAE.

In ambito europeo, lo scorso 17 giugno è stata pubblicata la modifica al Regolamento sui target di emissione di CO2 che introduce maggiore flessibilità per il calcolo della conformità nel triennio 2025-2027. Tale provvedimento entrerà in vigore già a partire dal 9 luglio 2025 e sarà immediatamente applicabile. Una misura apprezzata ma che, come già ribadito dall’UNRAE, è arrivata però in modo tardivo rispetto ai piani di investimento dei produttori di auto.
È auspicabile rimuovere i numerosi paletti ora previsti e assolutamente da evitare introdurne ulteriori, come un eco-score che, oltre a discriminare e rendere difficilmente applicabili gli incentivi, allungherebbe moltissimo i tempi di attuazione. Il paradosso italiano è che abbiamo le risorse, ma non riusciamo a spenderle. Vanno rimossi gli ostacoli che impediscono di trasformare i fondi in mobilità sostenibile reale.
Come più volte ribadito dall’UNRAE, è quanto mai impellente una revisione della fiscalità delle auto aziendali, intervenendo sull’aumento della detraibilità dell’IVA e deducibilità dei costi e sulla riduzione del periodo di ammortamento a tre anni. La Delega Fiscale è un’occasione imperdibile per operare interventi di questo tipo, ma è necessario fare presto, considerata la sua scadenza a fine agosto. Un’auto aziendale con tecnologia virtuosa è il veicolo ideale per la transizione: alto chilometraggio, rinnovo rapido, visibilità. Ma oggi è ancora penalizzata da una fiscalità inadeguata.
Foto da ufficio stampa UNRAE