La Tavola Rotonda di Federmotorizzazione e la centralità del settore automotive.

Mercoledì 7 dicembre, in occasione della presentazione della ricerca “Osservatorio sulle imprese del settore mobilità” che Federmotorizzazione commissiona semestralmente a Format Research, si è svolta una tavola rotonda che ha inserito i dati rilevati dalla ricerca nel contesto delle tante sfide che a livello economico e strutturale attendono le imprese dell’automotive. A moderare la discussione è stato Pierluigi Bonora, giornalista e promotore di #FORUMAutoMotive.

Il primo intervento è stato di Romano Valente, direttore generale di Unrae, l’associazione che raggruppa le Case automobilistiche estere operanti in Italia, che ha ovviamente evidenziato il ruolo delle imprese associate (14mila, che rappresentano il 70% delle immatricolazioni nel nostro Paese) che impiegano in Italia oltre 160mila persone  e il peso che hanno i costruttori stranieri  nelle esportazioni delle nostre industrie di componentistica: complessivamente il valore dei costruttori stranieri raggiunge i 24 miliardi di euro.

Simonpaolo Buongiardino, padrone di casa in quanto Presidente di Federmotorizzazione e Confcommercio Mobilità, ha sottolineato l’importanza che nella filiera dell’automotive si viaggi compatti quando si tratta di relazioni con le istituzioni (in attesa che venga individuato il Mobility Champion chiesto da Unrae) e per questo motivo ha auspicato che Federmotorizzazione possa sviluppare un dialogo più intenso con Unrae, rapporto che praticamente non esiste invece con Anfia e Fca. Solo così si può contrastare la continua demonizzazione dell’automobile nel nostro Paese e in un numero crescente di molte città europee.

Su questo tema Pierluigi Bonora ha stimolato l’intervento del professor Francesco Battaglia, docente di Chimica-Fisica al Dipartimento di Ingegneria Meccanica dell’Università di Modena che il prossimo anno inaugurerà un nuovo corso di laurea in Ingegneria dell’autoveicolo. Le opinioni del professore sono famose perché vanno decisamente controcorrente rispetto ai tanti allarmi che vengono lanciati sugli effetti negativi della circolazione delle automobili, ultimo quello arrivato da Bruxelles che denuncia mezzo milione di morti l’anno a causa dello smog, “peccato – ha sottolineato Battaglia – che non si conosca nemmeno un nome di questi morti, si tratta di un uso distorto della statistiche che si scontra con i dati scientifici”.

L’automobile, come risulta da uno studio del Censis pubblicato a luglio di quest’anno, rimane per gli italiani il mezzo di trasporto decisivo negli spostamenti quotidiani, “e questo a causa delle strutture delle nostre città, dello spostamento delle persone fuori dalle aree urbane e della carenza storica del nostro trasporto pubblico – ha sottolineato Valente – e quindi tutti i provvedimenti che vanno contro l’automobile sono inutili.” E poi “le automobili – ha ricordato Buongiardino –  sono responsabili in piccola parte delle emissioni di inquinanti nelle aree urbane dove i limiti di sforamento delle polveri sottili vengono continuamente abbassati”, senza dimenticare, ha aggiunto Romano Valente, che quando i limiti scattano, in particolare per i diesel, sono diversi da città a città e creano non pochi problemi a chi si deve spostare tra i diversi centri urbani.

E’ illusorio pensare che auto elettriche o a fuel cell alimentate a idrogeno possano divenire realtà, è stata l’opinione di Francesco Battaglia che, da scienziato, ha lanciato prima di tutto l’allarme sull’idrogeno (“immaginate tante macchine parcheggiate lungo le nostre strade che contengono un gas potenzialmente pericoloso, delicatissimo da stoccare”) per poi manifestare il suo scetticismo sul futuro dell’auto elettrica in quanto è difficile immaginare come produrre l’energia elettrica necessaria se le elettriche divenissero auto di massa: “Di  petrolio e di gas nel sottosuolo ce n’è in abbondanza per almeno un secolo, perché complicare le cose adesso?”, ha concluso il vulcanico professore.

Sul tema dell’auto elettrica Romano Valente ha preso le distanze dalla visione radicale di Battaglia – “dal punto di vista della tecnologia Unrae (e ovviamente Acea, l’associazione dei costruttori europei di veicoli) è naturalmente neutrale” – perché i costruttori devono confrontarsi con i limiti posti alle emissioni, come i 95 g/km di CO2 che scatteranno per i veicoli nuovi dal 2020, e per rientrare con la media della gamma in questi limiti sono necessarie vetture alternative come le Ev. Per le elettriche mancano ancora le infrastrutture, ma le autonomie stanno crescendo avvicinandosi a 400 km reali, e dunque le auto a emissioni zero avranno un loro ambito di diffusione e utilizzo, la visione di Valente sulla quale si è dichiarato d’accordo anche Buongiardino.

Riguardo alla demonizzazione del diesel e delle emissioni di CO, il monossido di carbonio che a differenza della C02 è realmente inquinante, il direttore generale di Unrae ha voluto ricordare che negli ultimi 22 anni il CO emesso da questi motori è diminuito di oltre il 500%. Dal dibattito, che ha toccato anche il tema assai complesso dei cambiamenti climatici, sono dunque emerse convergenze e divergenze, ma nell’insieme c’è stata completa concordia sul ruolo decisivo delle automobili di oggi sotto il profilo economico e sociale e, di conseguenza, quello della attività di tutte del imprese che operano con professionalità nella filiera dell’automotive.