Emissioni, no alla normativa a senso unico

di Oscar Danilo Lancini*

É giusto puntare a un piano ambizioso per una riduzione delle emissioni di CO2 generate dal settore dei trasporti, ma tale piano deve avere obbiettivi realistici e non produrre un aggravio di costi per le imprese e i cittadini europei. Gli attuali target proposti forzano il mercato verso la sola opzione elettrica. L’auto elettrica non è di per sé una scelta sbagliata, ma il mercato e la tecnologia non sono pronti: ci vuole un importante adeguamento della rete elettrica, la creazione di molti punti di ricarica, soluzioni alternative e più efficienti per la realizzazione e lo smaltimento delle batterie (e possibilmente in Europa e non oltre confine come sta avvenendo in questo momento).

Nonostante gli importanti incentivi all’acquisto al momento le auto elettriche rappresentano solo l´1,5% delle vendite e dal 2014 al 2017 la loro quota di mercato è aumentata solo dello 0,9%. Anche le micro, piccole e medie imprese hanno bisogno assolutamente di più flessibilità per adattarsi ai nuovi target, non dimentichiamo che i veicoli commerciali leggeri sono usati principalmente da queste realtà che già sono state provate da anni di crisi e che non possono sempre permettersi di investire nel veicolo di ultima generazione.

Che senso ha l’auto elettrica in termini ambientali se parte dell’energia per alimentarla, nella stessa Europa, è ancora prodotta con centrali a carbone?  Serve una strategia che salvaguardi il principio di neutralità tecnologica e mantenga la strada aperta ad un giusto mix di tecnologie che possa contribuire veramente alle riduzioni di emissioni di CO2 e ad un sistema di calcolo che tenga conto non solo della CO2 emessa dal veicolo ma del bilancio complessivo del ciclo di vita dello stesso.

*Eurodeputato

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