Agli Stati generali della mobilità i pro e i contro sull’auto elettrica

L’industria dell’automobile sta cambiando i propri confini, puntando con decisione verso la strada dell’auto elettrica. Secondo le stime di AlixPartners, entro il 2030 i veicoli elettrici e ibridi elettrici plug-in rappresenteranno oltre il 40% delle vendite di veicoli elettrici in Europa. E tuttavia, secondo i dati di Federmotorizzazione, nel 2017 le auto elettriche immatricolate nell’Ue sono state solo 150mila, pari all’1%. Un dato che scende se si restringe il campo alla sola Italia dove le immatricolazioni di queste vetture hanno visto nel 2017 una crescita del 34%, ma un’incidenza sul totale del mercato pari allo 0,07%. Sono alcuni dei dati emersi nel corso degli “Stati Generali della mobilità – Gli scenari di oggi è di domani sul sistema Paese”, organizzato da Federmotorizzazione in collaborazione con Assomobilità. Durante l’incontro, che si è svolto a Milano presso la sede di Confcommercio, i rappresentanti del settore mobilita si sono confrontati sui temi legati all’automotive, concentrandosi in particolare sulle nuove soluzioni di trasporto sostenibile come l’auto elettrica.

Quel parco auto da rinnovare

A spingere verso questa direzione contribuiscono le normative europee che impongono il raggiungimento di stringenti target di CO2 entro il 2021 e la diminuzione del costo delle batterie e dei principali componenti che abbasseranno il differenziale di costo dellìauto elettrica. Dal convegno è emerso, però, che non si tratta di un percorso lineare. La diffusione della cosiddetta e-Mobility dipende, infatti, da vari fattori chiave come l’attuale scarsità dei punti di approvvigionamento e delle infrastrutture di servizio. A cui si unisce il problema di svecchiare il parco auto italiano. Simonpaolo Buongiardino, presidente Federmotorizzazione e Assomobilità, ha infatti ricordato che oggi “in circolazione ci sono 36 milioni di autovetture e 8 milioni di veicoli commerciali dei quali il 41% è classificato con una categoria ante Euro 3. In generale, l’anzianità media del nostro parco auto è di circa 11 anni: un dato che ci pone agli ultimi posti nel panorama europeo”.

Il nodo del fisco

Dalle stime presentate durante l’incontro è inoltre emerso che per sostituire le automobili più vecchie (ante Euro) ci vorranno altri 30 anni visto che il ritmo di riduzione è di circa 50mila vetture all’anno. Lo scenario più probabile è quindi quello di un mercato in cui, fino al 2030, conviveranno varie tecnologie. ’Il mondo dell’auto – ha concluso Buongiardino – rappresenta il 10% del Pil nazionale e produce un gettito fiscale di 73 miliardi di cui il 40% arriva dall’Iva e dalle accise sui carburanti. La transizione all’auto elettrica significherebbe perciò per lo Stato fare i conti con la perdita di queste entrate che arrivano dal carburante”.

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